Mettere ai piedi di Lorenzo Ornaghi, ex rettore della Cattolica, oggi a Venezia nella sua prima uscita pubblica da ministro della Cultura (appuntamento alle 11.30 in Campo San Salvador, per un dibattito sulla religiosità e sulla laicità dell'Europa), l'intero corpus di bellezze naturali, artistiche e culturali del Veneto è impresa proibitiva Senza scomodare i padri della patria (Palladio, Goldoni, Vivaldi); nè ricordare l'elenco dei monumenti e delle opere architettoniche che qui sono ospitate, basti considerare soltanto che questo immenso tesoro consente al Veneto di essere la prima regione europea per turismo, con oltre 6o milioni di pernottamenti all'anno, il 58 dei quali di stranieri. Abbiamo pensato, tuttavia, che la visita di Ornaghi potesse fornire quanto meno l'occasione di tastare il polso al movimento culturale del Veneto, per coglierne i punti di forza da un lato e le istanze dall'altro. Dall'ascolto delle voci di esponenti del mondo dell'arte, della musica, della letteratura ne abbiamo tratto una sorta di grande manifesto. Un specie di collage, fatto di orgoglio, ma anche di richieste di aiuto, composto appositamente per il nuovo ministro. Si comincia con i temi che riguardano il paesaggio. «I punti di forza del Veneto sono immediatamente visibili e percepibili - dice la presidente regionale del Fai, Maria Camilla Bianchini d'Alberigo -. Dalle reti di Ville venete, ambientate in un paesaggio incomparabile, malgrado le violenze del cemento del XX secolo, alle Università, ai Conservatori di Musica, al patrimonio ecclesiastico. Manca, però, una politica complessiva, non solo di tutela nell'insieme del Veneto, ma anche un'iniziativa che dia una risposta in termini di centri di scienza e di cultura e ricerca, che riequilibrino il pur irrinunciabile turismo, la cui forza d'urto e le cui spinte vanno compensate». Il tema è ripreso da Ugo Soragni, direttore regionale della Soprintendenza. «Sarebbe molto importante che il ministro riconfermasse l'intendimento della nostra amministrazione di pervenire alla conclusione del piano paesaggistico regionale sostiene Soragni . Regione e Ministero erano stati solerti a firmare l'intesa nel 2009, ma ancora non si è giunti al testo definitivo.». Sulla tutela del paesaggio si raccolgono proposte concrete. Così Guido Beltramini, direttore del centro studi «Palladio»: «La vera emergenza non sono le ville venete, ma proprio l'ambiente che le circonda - sottolinea -. Per questo mi piacerebbe che il ministro Ornaghi facesse propria ed estendesse a tutta la Regione la normativa, introdotta dalla Provincia di Vicenza, che per la prima volta in Italia ha previsto nel piano urbanistico territoriale il principio di divieto di costruzione attorno ai "coni visuali" delle ville storiche». Ma il Veneto non è solo paesaggio e monumenti. Imprescindibile è il ruolo della musica e del teatro. «Il Veneto è la regione dove c'è più musica in relazione al numero degli abitanti - è il pensiero del maestro Claudio Scimone, direttore d'orchestra e fondatore dei Solisti veneti -. Nessuno può vantare presenze come quelle della Fenice o dell'Arena. Per questo proporrei a Ornaghi di fare del Veneto una regione pilota per l'insegnamento della musica nelle scuole primarie». Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice, invece, tocca l'aspetto economico. «Dal ministro - dice - chiederei chiarezza sui contributi statali. Vogliamo che a contare siano la qualità e la quantità della produzione. Noi ormai competiamo con Londra e Parigi e stiamo già allestendo il cartellone per la stagione 2013-2014». E così si scivola nell'ambito della cultura e dell'impresa. «Cinquant'anni fa l'imprenditoria veneta ha istituito un progetto inedito ed originale, il Premio Campiello - afferma il presidente di Confindustria Andrea Tomat - ritenuto oggi un punto di riferimento tra i riconoscimenti letterari del nostro Paese. Quello che chiediamo oggi è sostenere una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, affinché vi sia un aspetto paritetico di promozione per le iniziative private e che venga prevista una maggiore incentivazione fiscale per tutte le imprese che investono in iniziative culturali». E a proposito di letteratura. Antonia Arslan, autrice del pluripremiato La masseria delle allodole, ci tiene a ricordare al ministro «che il Veneto è molto più vivace di quello che si vede dall'osservatorio romano, pensiamo per esempio al brulicare di case editrici». Mentre, invece, il giallista Massimo Carlotto è «preoccupato per il fatto che i veneti leggano sempre meno e che continuino a sparire biblioteche e librerie». «Molto resta ancora da fare - aggiunge Marco Michielli, presidente di Confturismo -. Ci vorrebbe per esempio una maggiore integrazione tra alberghi e musei, che dovrebbero avere orari più flessibili: mentre è necessario un portale internet dei musei veneti». Ma in fondo il Veneto, con la sua cultura, è pronto a servire il Paese. «Non abbiamo niente da riscuotere, ma tutto da offrire, cioè arte, reti e design», dice infine Maurizio Cecconi del Comitato Venezia capitale europea della cultura 2019.