Giuliano Segre presidente, Fondazione CrVenezia È tempo che le Fondazioni affianchino le banche Basta disperdere le risorse su impieghi di carattere locale Appare evidente nello scenario attuale, e forse come mai prima d'ora, la necessità che le Fondazioni di origine bancaria abbandonino il tradizionale e sorpassato atteggiamento benevolente verso iniziative di respiro locale disperse per concentrarsi in attività finanziarie fortemente orientate all'investimento finalizzato allo sviluppo economico. Più precisamente, l'intervento a dono delle Fondazioni, nei numerosi settori previsti dalla legge, dovrebbe in accordo con le esigenze contemporanee essere sostituito da un investimento diretto nel settore stesso, producendo esiti di sviluppo non disgiunto da utilità sociale da ritrovarsi anche nella crescita dell'occupazione. Gli investimenti che abbinano la generazione di un'adeguata redditività al perseguimento dei rispettivi obbiettivi di missione, (i cosiddetti Mission related investment o Mri) si presentano come il campo più utile per le 88 Fondazioni che vogliano accompagnare il governo appena costituito nell'opera di risanamento della finanza pubblica italiana, esaltando allo stesso tempo il principio di sussidiarietà che esse possono degnamente prefiggersi di azionare da sole o in collegamento con la Cassa depositi e prestiti, della quale alcune di esse sono azioniste complessivamente al 30. In questo percorso, le Fondazioni possono agire non più solo come azionisti della banche, ma piuttosto come partner delle medesime, estendendo il loro rapporto da unicamente verticale Fondazioni che possiedono, in diversa misura, le banche a una prospettiva orizzontale, con le Fondazioni che investono congiuntamente alle banche in progetti finalizzati allo sviluppo economico. In sostanza ciò avviene già oggi: Fondazioni e banche investono insieme non solo nel fondo F2i, ma anche in fondi locali di housing sociale, o di private equity. Banche e Fondazioni, secondo il sedicesimo rapporto Acri, investono in autostrade, infrastrutture e aeroporti, mentre il sito Consob mostra un notevole numero di Fondazioni che detengono più del 2 in società quotate. Alcune iniziative comuni avvengono anche nel settore dei Beni Culturali. Per esempio, Intesa Sanpaolo e Cariplo hanno appena aperto un nuovo museo in Milano. Un aspetto forse meno fecondo, ma allo stato attuale ogni sforzo è utile per lo sviluppo e auspico che analoghi esperimenti possano presto essere avviati sul territorio. La Fondazione di Venezia in particolare sta investendo avendone verificato e certificato la redditività complessiva in una grande operazione di riqualificazione urbana in terraferma, dove un ettaro di terreno in pieno centro a fianco del Duomo di Mestre e della principale piazza pedonale della città, rimasto chiuso per secoli alla fruizione dei cittadini, verrà riaperto nel 2015 con funzioni culturali, commerciali e direzionali. Il progetto M9, così si chiama, già ampiamente illustrato dalla stampa specializzata, è affidato allo studio internazionale Sauerbruch Hutton di Berlino. Si tratta di un intervento che comporterà una trasformazione patrimoniale per la Fondazione di Venezia: da donatore degli utili ricevuti (sempre minori) a promotore sociale per la città.