Lex fabbrica riconvertita da Chipperfield avrebbe dovuto ospitare le collezioni extraeuropee. Appello al sindaco: "Ci ripensi" Lassessore: sarà museo contemporaneo. Ma le associazioni protestano Trentacinque realtà del mondo interculturale chiedono chiarimenti "Il programma elettorale definiva via Tortona come polo del dialogo" "Interlocutori" il Moma di New York e la Tate Gallery di Londra Per lanalogo progetto a Citylife il futuro è sempre più incerto Si chiamerà ancora Città delle Culture? Lex Ansaldo di via Bergognone, in zona Tortona, almeno nella parte che riguarda il progetto dellarchistar inglese David Chipperfield, 5mila metri quadrati in vetro e cristallo, è quasi pronta. Si lavora sui pavimenti, tra pochi mesi potrà essere allestita. Il come è diventato un giallo, da quando ieri lassessore Stefano Boeri ha, di fatto, stravolto la destinazione del museo. La storica fabbrica riconvertita e ristrutturata avrebbe dovuto essere, e ci si sta lavorando da più di 10 anni, dedicata alle arti delle culture extraeuropee, con sale messe a disposizione per accogliere collezioni africane, asiatiche, americane, egizie, opere darte mediorientali, cinesi, indiane. Invece, ha detto lassessore, diventerà «lhub del contemporaneo», avrà come interlocutori il Moma di New York e la Tate Gallery di Londra, e come figura di riferimento il critico darte contemporanea Francesco Bonami «che ha accettato di lavorare con noi sulla direzione artistica», ha spiegato Boeri. La Commissione cultura in Comune non ne sa nulla; e anche il Comitato scientifico del Museo delle Culture è stato avvisato solo laltro ieri della decisione, con una lettera dellassessorato in cui si diceva che quello spazio sarebbe stato destinato allarte contemporanea e che per le collezioni extraeuropee si sarebbe trovata, comunque, altra collocazione allinterno dellAnsaldo. Ma dove non si sa. Ieri lassessore ha ripetuto il concetto: «Ci sarà spazio per le collezioni etnografiche, come previsto - ha spiegato - ma questo non deve togliere la possibilità di usare il luogo per poter ospitare grandi mostre del contemporaneo». Boeri ha tenuto molto a ribadire che è importante dare una forte identità agli spazi: però non si capisce, a questo punto, quale «identità forte» avrà lex Ansaldo. Ma la volontà di farne campo privilegiato per larte contemporanea è chiara, anche valutando le risposte dellassessore rispetto al museo di Arte contemporanea allex Portello, il progetto di Libeskind per il quale i soldi ci sono già, fiore allocchiello della ex giunta Moratti e che ha, invece, un futuro molto incerto con questa nuova amministrazione. «Tra tre, quattro mesi possiamo avere pronto uno spazio nel Museo delle Culture allex Ansaldo che sarà in grado di ospitare anche arte contemporanea» ha ribadito Boeri. Come dire che laltro museo così necessario poi non è, oltre a tutti problemi di costi di gestione. Laria che tira lhanno ben capita le ben trentacinque associazioni che si occupano di culture di America e Africa e di intercultura, composte da stranieri e da italiani. Hanno firmato una lettera- appello al sindaco Giuliano Pisapia, indirizzata alla giunta e al presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo, pubblicata sul sito di Mixa, il magazine dellItalia multietnica: il documento ricorda che «nel programma elettorale del sindaco Pisapia compariva, come primo punto degli interventi nel settore della cultura, lapertura del Centro delle Culture nellarea ex Ansaldo». Il progetto «che alcune nostre associazioni e istituti seguono da oltre dieci anni sembrava finalmente essere approdato nella sua fase finale». Più avanti le associazioni chiedono di «avere notizie sulle sorti del progetto Ansaldo. Con questa lettera vorremmo farci portavoce di quella parte di Milano che ha fatto del tema dellintegrazione culturale la propria bandiera, convinti che la diversità culturale non sia un problema, ma una ricchezza per tutti, milanesi vecchi e nuovi. Una Milano che vede nelledificio di via Tortona un luogo dove cominciare a costruire nuove forme di dialogo veicolate attraverso gli oggetti, specchio di quellincontro di civiltà che è la nostra città». Tra i firmatari ci sono il Centro studi archeologia africana, lassociazione Peonia, molte Ong come lIcei, Istituto cooperazione economica internazionale, il Centro cultura Italia- Asia, listituto di Storia dellEuropa mediterranea della Statale, il Cespi, Centro studi problemi internazionali, Latinoamericando Expo. Sono circa ottomila i pezzi che fanno parte del patrimonio del Museo delle Culture: molti sono stati donati al Comune da privati - soprattutto collezioni di arte precolombiana, africana e giapponese - subito dopo lannuncio, dieci anni fa, che quel museo si sarebbe fatto.