E Giotto va a San Pietroburgo: dai Musei Civici agli Eremitani viene prestata la pala di Giotto conservata agli Scrovegni. La tavola raffigurante l'Eterno Padre colto nell'atto di conferire all'Arcangelo Gabriele la missione di compiere l'Annunciazione, collocata al centro dell'arco trionfale della Cappella degli Scrovegni, non ha ancora visto un'analisi esaustiva da parte della critica. Il restauro di qualche anno fa ha permesso di avanzare una serie di considerazioni legate alla natura del dipinto e di sottolineare alcuni particolari che lo accomunano ad altri esempi della produzione di Giotto e, nello stesso tempo, altri che ne contrassegnano la peculiarità. L'opera è parte integrante di una decorazione realizzata, fin dal momento della sua concezione, prevedendo il suo inserimento nel contesto degli affreschi. Il dipinto nell'insieme rivela in particolare suggestioni assorbite in ambiente romano. Siamo su una strada diversa rispetto alla classicità della Prova del fuoco di Santa Croce nonché dalla Madonna in Gloria degli Uffizi. Giotto, da grandissimo maestro quale sempre si rivela in ogni sua opera, rielabora in modo personale quanto lo colpisce, e in questo caso in una direzione accentuatamente gotica. Il supporto è costituito da due tavole di legno di pioppo di un aspetto molto simile al legno nel quale è realizzato il Crocifisso proveniente ugualmente dalla Cappella e ora ricoverato in Museo. Contrariamente a quanto si nota solitamente in Giotto, la struttura della carpenteria è semplicissima ed è evidentemente legata alla destinazione funzionale dell'opera. Le due assi, dello spessore di cm 3,8 circa, sono state ottenute con un taglio tangenziale e sono di notevoli misure, rispettivamente di una larghezza di cm 55 e 40 e alte circa cm 150.