Maurizio Cecconi «Per il 2019 si vince per quello che si farà allora» VENEZIA Il tema è delicato. E di fondo, anche se nessuno ci tiene a dimostrarlo c'è anche un tantino di imbarazzo. La "guerra dei due Saloni" insomma continua a tener banco. Da una parte il Salone europeo della Cultura 2011 che prende il via oggi e si concluderà domenica prossima; e il XV Salone dei Beni culturali e del restauro in programma dall'i al 3 dicembre nei padiglioni della Venezia Terminal Passeggeri. Insomma, come al supermercato, due al prezzo di uno, quasi quasi. Tutto ciò può ledere i primi passi della candidatura per Venezia-Capitale della Cultura 2019? Secondo Maurizio Cecconi, ex direttore del Salone dei Beni culturali e attuale direttore della task force di Venezia 2019, non ci saranno problemi. «A dir la verità - ammette - non trovo imbarazzante la concomitanza tra i due eventi. Soprattutto se entrambi i creatori dei due Saloni, non lo trovano imbarazzante... Ma ci tengo a sottolinearlo. Non si vince per quel che si fa, ma si vince per quello che si farà nel 2019. Per le proposte che sapremmo mettere in campo allora secondo un concetto di rete e di comunione di intenti. E questa la peculiarità di una proposta che si chiama Venezia e Nordest». Chiaro? Come bere un bicchier d'acqua. Visto il ruolo, ovviamente, Cecconi non si sbilancia e butta la palla nel campo avverso. «Noi abbiamo già presentato il nostro dossier e invito veramente tutti a leggere quali sono le norme per una candidatura efficace per la gara di Capitale della Cultura. Sulle questioni veneziane lascio decidere Venezia». Di certo, però, i problemi non sono stati risolti. Tutt'altro. La commistione tra i due eventi, sia pure prestigiosi, rimane. E non c'è dubbio che di mezzo c'è una scarsa programmazione a livello comunale di manifestazioni culturali di questo livello. Come dire: la cosa può anche essere sfuggita di mano. Del resto, come è noto, il sindaco Giorgio Orsoni ha mantenuto la delega alla Cultura, mentre Tiziana Agostini, ha avuto per sè l'incarico di assessore alle Attività culturali. Ed è forse qui il nodo da sciogliere.