Marco Romano (Corriere, 19 novembre) propone l'abolizione delle soprintendenze ai Beni architettonici e paesaggistici dirottando altrove il loro personale e sostituendo i loro controlli, a suo dire, «cervellotici», con quelli delle Regioni sulla base di piani formulati dalle facoltà di Architettura. Una regionalizzazione ancor più radicale di quella siciliana (ahimè disastrosa). Chi controllerebbe poi l'attuazione dei piani paesaggistici? Le Regioni stesse, evidentemente. Che dunque sarebbero enti controllori e controllati. Secondo Romano, lo Stato si è abusivamente appropriato della tutela che l'art. 9 della Costituzione assegna alla «Repubblica». Ma quest'ultima è il complesso armonico di Stato-Regioni-enti locali, con una prevalenza dello Stato unitario sancita da fondamentali sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione. Quindi, giustissima la co-pianificazione Ministero-Regioni prescritta dal Codice per il Paesaggio (aboliamo anche quello?), che però il neoministro Ornaghi dovrà disincagliare dalle secche dove è stata lasciata negli ultimi anni. Come hanno chiesto autorevoli personaggi quali Giulia Maria Crespi, Desideria Pasolini, Fulco Pratesi, Marisa Dalai, Vezio De Lucia, Alberto Asor Rosa. Vittorio Emiliani Marco Romano invoca un trasferimento di competenze sulla tutela dei beni culturali alle Regioni e agli enti locali. Sull'argomento si è molto dibattuto a partire dalla Bicamerale del 1998, e il tema merita di essere ripreso e discusso, non dimenticando però, come sembra fare Romano, che le Regioni sono maggiormente soggette all'influenza di interessi elettorali contrapposti alle esigenze della tutela (vedi Valle dei Templi di Agrigento) e che la crisi colpisce anche loro. L'argomento principale di Romano sembra tuttavia quello delle competenze professionali per la tutela. Il personale tecnico del ministero non sarebbe «particolarmente qualificato» per la tutela, mentre i docenti universitari hanno «vinto concorsi che ne certificano le competenze», sicché a loro essa dovrebbe venire affidata. Si potrebbe obiettare che anche i soprintendenti «hanno vinto concorsi che ne certificano le competenze», riconosciute in tutto il mondo, come dimostra il fatto che per impiantare servizi di restauro molti Paesi, come la Cina, hanno chiesto la loro consulenza. Ma non è con la denigrazione o l'apologia di una categoria professionale che si risolve il problema della tutela dei beni culturali, ben più generale, politico e istituzionale: che sforzo economico e organizzativo il Paese vuole dedicare ad assicurarla in un modo più efficace che non sia lo smantellamento in corso delle soprintendenze per mancanza di risorse e di rinnovo del personale. Auspichiamo che il nuovo ministro Ornaghi possa prendersi carico di avviare un approfondito ripensamento di questi temi e un impegno riformatore che necessariamente deve avere nell'istanza «tecnica» della tutela la sua pietra di paragone. Ferruccio Ferruzzi, Consiglio Superiore dei beni culturali e del paesaggio Non ho mai proposto di abolire le soprintendenze, rilevo soltanto che le facoltà di Architettura, presenti di fatto in tutte le Regioni, hanno docenti con specifiche competenze nel restauro dei monumenti, disciplina che insegnano dopo aver vinto regolari concorsi e dunque con competenze che debbo supporre almeno altrettanto approfondite di quelle dei soprintendenti; suggerisco inoltre che siano le comunità locali a maturare il desiderio di restaurare i propri monumenti quei temi collettivi costruiti dai loro antenati e a finanziarne il restauro, se del caso accedendo a un parziale finanziamento dello Stato, restando alle soprintendenze molte altre competenze che non è il caso qui di ricordare, come per esempio le Gallerie nazionali o i programmi archeologici e quel ruolo nella tutela che la Costituzione affida tuttavia all'intera res publica. Quanto ai piani paesistici, devono contenere disposizioni dettagliate quanto si crede ma tali da consentire al cittadino di sapere che cosa sia lecito e che cosa no: una volta approvati diventano leggi vere e proprie il cui rispetto andrà verificato dai magistrati. Marco Romano
Beni culturali: la tutela e i controlli
Marco Romano propone l'abolizione delle soprintendenze ai Beni architettonici e paesaggistici e sostituirle con piani regionali formulati dalle facoltà di Architettura. Romano sostiene che le soprintendenze sono "cervellotici" e che lo Stato si è abusivamente appropriato della tutela dei beni culturali. Il neoministro Ornaghi dovrà disincagliare le Regioni dalle secche in cui sono state lasciate. Romano invoca un trasferimento di competenze sulla tutela dei beni culturali alle Regioni e agli enti locali. Il tema della competenza professionale per la tutela è centrale, con Romano che sostiene che i docenti universitari hanno competenze più approfondite di quella dei soprintendenti.
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