Il sogno del parco archeologico svanito fra silenzi e fondi negati Delle colonne decorate a stucco è rimasto solo qualche frammento E raggiungere le ville resta una impresa Il sogno del parco archeologico di Stabiae si infrange davanti agli scheletri in acciaio dei capannoni mai completati, che dovevano fungere da nuovo ingresso e ospitare i servizi al pubblico. La città dimenticata svanisce qui, ma lultimo ostracismo in ordine di tempo lo denuncia Giuseppe Di Massa, presidente del Centro di cultura e storia dei monti Lattari. «La delegazione nazionale del Pd venuta il 18 novembre per il convegno 'Curiamo Pompei - annota lo studioso - è stata a Ercolano, Boscoreale, Oplontis e Pompei, ma non cè stato tempo per visitare Stabiae. Un altro schiaffo, dopo che la soprintendenza nel 1997 escluse Stabiae dallelenco dei siti da proporre allUnesco». Il silenzio sembra essere calato sulla terza città sepolta dal Vesuvio, benvenuti a Stabiae, la cenerentola dellarcheologia. La visita alla villa romana in località San Marco è un susseguirsi di luci e ombre. Da un lato i lavori di restauro e di sistemazione delle coperture che, a 31 anni dal terremoto, finalmente hanno iniziato a restituire al monumento un aspetto positivo. Via impalcature e puntelli, tutta la zona attorno allatrio, il quartiere termale, il grande peristilio hanno riassunto laspetto che tanto colpì gli estimatori dellarcheologia vesuviana, "dirottati" da Pompei o Ercolano sulla collina di Varano dallentusiasmo di Libero dOrsi, il preside-archeologo che nel 1950 avviò la riscoperta della terza città sepolta dal Vesuvio, scavata dai Borbone nel 1749 ma abbandonata al suo destino già nel 1782. I lavori della soprintendenza hanno rimosso coperture e tetti realizzati 50 anni fa: la loro presenza, se da un lato ha protetto affreschi e mosaici dalle intemperie, amplificò gli effetti del terremoto del 1980. Un intero colonnato con rarissime colonne decorate a spirali si sbriciolò, alcune pareti cedettero, frantumando in mille pezzi preziosi affreschi. Ancora oggi quei frammenti sono custoditi sotto teloni di plastica. I depositi sono pieni. I lavori in corso stanno facendo rinascere il porticato crollato: delle colonne decorate a stucco è rimasto solo qualche frammento. Ma arrivare alle ville romane è unimpresa. Nessuna indicazione stradale, niente trasporto pubblico. E per entrare a villa San Marco bisogna percorrere un viottolo accidentato, tra baracche di campagna e una casa colonica che insiste sullo splendido ninfeo della villa. E anche la parte che con una scelta controversa è stata riportata alla luce negli ultimi due anni mostra già segni di degrado: gli ambienti del peristilio della villa sono tutti puntellati, così come la gran parte delle strutture che ricoprono il fronte della collina di Varano, in corrispondenza dellantica porta verso il mare. «Ha prevalso nella sottovalutazione di Stabiae un menefreghismo bipartisan - aggiunge Di Massa -. Dal Comune di Castellammare vengono segnali assurdi di disinteresse, a cominciare dallo stop imposto alla realizzazione del museo archeologico e della scuola di restauro nella Reggia di Quisisana. Eppure oltre a restaurare le ville, serve il museo: ottomila reperti sono malamente accatastati in uno scantinato.
Stabiae. Villa San Marco è isolata, stop ai lavori del museo
Il parco archeologico di Stabiae, una delle città sepolte dal Vesuvio, è in stato di abbandono. I lavori di restauro e sistemazione delle coperture sono iniziati, ma la visita alla villa romana è difficile a causa della mancanza di indicazioni stradali e trasporto pubblico. La soprintendenza ha escluso Stabiae dall'elenco dei siti da proporre all'Unesco nel 1997. Il silenzio sulla terza città sepolta dal Vesuvio sembra essere calato. I lavori di restauro hanno rimosso coperture e tetti realizzati 50 anni fa, che hanno protetto affreschi e mosaici, ma hanno anche causato danni. I frammenti di colonne decorate a stucco sono rimasti solo pochi.
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