Cristiano Seganfreddo Direttore Fuoribiennale e Progetto Marzotto Siamo stati affetti per troppi anni da logomania culturale e autoreferenziale, dovuta a dosi eccessive di marketing. In parole povere abbiamo pensato che il rapporto cultura impresa si esaurisse con un logo sotto un depliant. E con le relative relazioni pubbliche fino a tarda sera, durante vernissage con bollicine francesi. Strette di mano e giro di biglietti da visita. Una visione ottocentesca della cultura. In sintesi il catering culturale di cui siamo grandi produttori. La cultura oggi è attiva. Non è riducibile a un salotto benpensante o peggio a un giacimento da sfruttare. Cosa che facciamo, male, con il patrimonio storico artistico. Fare cultura ha le stesse radici del fare impresa. Non è un ossimoro. Pensiamo alla capacità di rischio come alla visione necessaria, all'innovazione come alla creatività. E al rischio di fallimento che accomuna entrambe. Un territorio che sviluppa cultura genera grande ricchezza imprenditoriale e sociale, spiega, con numeri inequivocabili, una ricerca dell'Unione Europea. Le due cose vanno a braccetto. Da sempre. Per l'Italia, cuore dell'industria creativa, dal fashion all'enogastronomico, dovrebbe essere naturale. Nelle economie postindustriali la cultura diventa, come spiega Pierluigi Sacco, la piattaforma creativa per costruire i modelli identitari individuali e collettivi. Lo specchio di una società. La grande sfida per l'Italia è la creazione di un nuovo immaginario contemporaneo che tenga insieme un incredibile passato storico e un avanzato presente imprenditoriale. Condizioni che nel 2019, quando una città italiana sarà Capitale europea della cultura, varranno più di un passante di Mestre, della Tav o del ponte sullo stretto. Venezia chiama Parigi. Cercasi nuove strade. Culturali.
Ricchezza e rischio, come nell'impresa
Il direttore di Fuoribiennale e Progetto Marzotto, Cristiano Seganfreddo, critica la logomania culturale e autoreferenziale che ha caratterizzato il rapporto tra cultura e impresa. A suo parere, la cultura non è riducibile a un salotto benpensante o a un giacimento da sfruttare, ma è attiva e genera ricchezza imprenditoriale e sociale. Seganfreddo sostiene che le due cose vanno a braccetto e che l'Italia, cuore dell'industria creativa, dovrebbe creare un nuovo immaginario contemporaneo che tenga insieme il passato storico e il presente imprenditoriale.
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