Renzo Moschini coordinatore Gruppo San Rossore L'incontro pisano del gruppo di San Rossore non ha dovuto faticare molto purtroppo a individuare e mettere a fuoco le questioni. Gli ultimi disastri nel Paese ripropongono, infatti, una questione finora largamente elusa o sottovalutata e cioè un efficace e nuovo governo del territorio e dell'ambiente. Che i dissesti del suolo, il consumo di territorio, gli sfregi al paesaggio, la distruzione della natura vedano in particolare proprio i bacini idrografici e i parchi nazionali e regionali in forte difficoltà dà bene l'idea di come il governo del territorio da oltre un decennio sia stato considerato dallo Stato ma anche dalle altre istituzioni. Qui si registra una pesante corresponsabilità bipartisan. Non è certo un caso che nel dibattito sulla nuova legge sui parchi al Senato sia difficile distinguere le diverse posizioni che stanno concordemente stravolgendo le finalità e i compiti dei parchi e delle aree protette, tanto più grave in un momento così serio per l'ambiente e i beni comuni del nostro paese. Che tra le cause principali vi siano innanzitutto per il suolo come per le altre politiche di tutela della natura e del paesaggio le scarse e del tutto inadeguate risorse finanziarie è fuori discussione. Ma c'è qualcosa di più e più di fondo: l'assetto istituzionale previsto a monte dal nuovo titolo V che delinea la via della sussidiarietà e del federalismo. C'è da chiederci insomma se spostare i centri di decisione verso il basso secondo un federalismo verticale, secondo il sistema della autonomie è la via più giusta ed efficace. Domanda legittima se è vero che il paese non ha mai conosciuto una fase tanto connotata da un centralismo forsennato a cui non poche sentenze della Corte hanno dato una mano. Del resto sia le modifiche alla legge 183 sul suolo al pari del nuovo Codice dei beni culturali e paesaggistici hanno portato sotto questo profilo vasi a Samo. Qui vi è il nodo della necessità di ribadire che il nuovo titolo V non deve depotenziare né il ruolo dello Stato nè quello delle Regioni e degli enti locali ma "semplicemente" permettere quella leale collaborazione istituzionale ai quei livelli di adeguatezza e giustezza che consentano integrazione e "trasversalità". Per il suolo sappiamo che quanto viene tagliato e risparmiato in prevenzione lo ripaghiamo poi salato per i danni a persone e cose e nel bilancio perchè curare costa più che prevenire. Ma detto questo va anche aggiunto che in più d'un caso - vedi anche l'Arno - non riusciamo a spendere in tempi ragionevoli le risorse. Per rimuovere questo ostacoli si ricorre ad una serie di commissari. Ricorso che conferma che l'attuale assetto dei bacini non risponde alla esigenza di mettere in rete tutti i soggetti senza spezzatini che complicano le cose. Vale per i bacini ma anche per i piani dei parchi. E qui si pone un altro aspetto che riguarda anche la Toscana: il rapporto tra piani e pianificazioni speciali come quelle dei bacini e dei parchi che operano su dimensioni non definite da confini amministrativi, e quelle degli enti elettivi. Se, come si è sostenuto per alcuni anni anche in Toscana, a gestire la pianificazione devono essere solo gli enti elettivi per cui anche i nulla osta dei parchi sono stati inopinatamente restituiti dopo decenni ai comuni con effetti sui tempi ma anche sui contenuti che non è difficile prevedere, è chiaro che ci troveremo incartati come il Pit ha dimostrato. Se dunque pensare che maggiore è la competenza dello Stato tanto meglio andranno le cose è una solenne balla come dimostra l'assenza di piani nazionali seri e credibili sul suolo come sul paesaggio e la natura, non lo è di meno l'idea che più si ridimensiona la competenza dello Stato tanto meglio sarà per il ruolo delle comunità locali. Il risultato finale sarà quello che abbiamo sotto gli occhi in Liguria come in Toscana. Pensare, tanto per fare un esempio, che un fiume come il Po possa essere gestito a pezzi per cui certi tratti possano essere "bacinizzati" per ambiti regionali per le energie rinnovabili, ignorando gli effetti che ciò avrà a valle è prima ancora che un errore un rischio perchè come ebbe a dire il presidente della regione Emilia Errani «il fiume delle nostre beghe amministrative se ne infischia».