Dopo I crolli. La domus apparteneva alla famiglia di Poppea terza moglie di Nerone Affreschi e mosaici, è partito il recupero degli apparati decorativi della casa cosiddetta degli «Amorini Dorati», a Pompei. Una delle prime domus a essere interessata da un intervento di recupero, dopo i crolli, tra cui quello della Schola Armaturarum, che nell'ultimo anno si sono verificati negli scavi. Le pitture, che adesso gli specialisti dell'Officina del restauro di Roma stanno riportando allo splendore originario, si stavano letteralmente sfarinando sotto l'azione degli agenti atmosferici. Stessa sorte rischiavano di subire i preziosi tasselli di marmo colorato dei mosaici, che coprono quasi tutti gli ambienti della casa, che si erano staccati dalla base d'appoggio. La casa, che venne scavata agli inizi del secolo scorso, secondo gli archeologi risalirebbe al III secolo avanti Cristo, ed è conosciuta come degli «Amorini dorati» per gli Eros in miniatura incisi su foglia d'oro e incastonati su dischetti di vetro. Gli studi sull'edificio e sui graffiti hanno consentito di individuare il suo proprietario in Cneus Poppaeus Habitus, un importante personaggio della Pompei romana, imparentato - si tratterebbe forse di un cugino - con Poppea, terza moglie di Nerone. Sulla parete del vestibolo dell'abitazione, quando questa venne riportata alla luce, si rinvenne un graffito di saluto indirizzato all'imperatrice. La domus, tra gli altri elementi architettonici interessanti, aveva il peristilio strutturato in modo da formare un piccolo ambiente adatto alla recitazione, circondato da rilievi. Il giardino era ricco di colonnine con maschere teatrali comiche e tragiche. Per quel motivo, l'archeologo epigrafista Matteo Della Corte ritenne che quella sorta di teatro all'aperto fosse stato creato in onore di Nerone, e che lo stesso imperatore avesse potuto far sentire la sua voce tra quelle mura, nel corso di una sua visita a Pompei. La casa aveva anche un importante larario dedicato al culto di Iside, cosa che fa ipotizzare che gli abitanti della dimora fossero seguaci di quella religione egizia, così come lo era l'imperatrice Poppea. Insomma, i Poppaei erano tra gli abitanti più in vista di Pompei e si erano arricchiti per i guadagni fatti in virtù di una fitta rete commerciale intessuta con l'Egitto e le altre province africane. Per questo motivo avevano avuto la possibilità di abbellire la loro domus con mosaici e affreschi preziosi. Pitture che se non si fosse intervenuti con celerità - sottolinea Carmela Mazza, architetto della Soprintendenza archeologica speciale di Napoli e Pompei - si sarebbero perse per sempre, considerato che la pellicola pittorica si era scollata dalla muratura di base e che i colori si stavano perdendo a causa delle ossidazioni». In effetti, la casa era già stata oggetto, qualche anno fa, di restauri. Il recupero aveva però interessato solo gli apparati strutturali. Erano state rifatte le coperture (che causavano infiltrazioni); si era intervenuti rinforzandole murature di sostegno; le travi in cemento erano state sostituite con quelle in legno e i coppi, laddove non si era potuto usare quelli originali recuperati durante lo scavo, erano stati sostituiti con tegole nuove. Il costo complessivo di questo nuovo lotto di interventi, che dureranno sino alla primavera 2012, è pari a circa trecentomila euro.