Catania. La «nave» romana con il suo carico di centinaia di anfore forse resterà per sempre sul fondo marino, lì dove l'imbarcazione affondò, in vista della costa, per motivi ancora tutti da indagare. Un giallo di due millenni addietro su cui gli esperti della sovrintendenza del mare hanno appena iniziato a indagare. E gli indizi a loro disposizione sono ancora troppo pochi per avanzare delle ipotesi. Il giorno dopo la notizia dell'eccezionale ritrovamento al largo di Catania del relitto di epoca romana gli enti preposti alla tutela scelgono la linea della prudenza. Si sa ancora troppo poco per dare ulteriori e più approfondite informazioni su questa eccezionale scoperta archeologica e, soprattutto, bisogna ancora valutare e decidere il modo in cui procedere allo studio del sito e dei reperti e, tanto più, in merito alle future prospettive di fruizione e di valorizzazione. L'assessore regionale ai Beni culturali Sebastiano Missineo ha annullato la conferenza stampa prevista per stamattina alla sovrintendenza di Catania ritenendo che le anticipazioni fatte dal nostro giornale siano già esaustive. Inoltre si è valutato che il video girato sott'acqua, prima di essere presentato al pubblico, vada analizzato attentamente insieme ai carabinieri del nucleo tutela patrimonio, in modo da eliminare eventuali sequenze e immagini che possano fare individuare il luogo in cui il relitto è stato ritrovato. Ancora. Gli archeologi della «sovrintendenza del mare», unica per tutta la Sicilia, e con sede a Palermo, hanno appena iniziato a studiare l'unica anfora riportata a galla. Allo stato, dunque, è prematuro sia datare con certezza il relitto - che probabilmente risale al II secolo - sia dire che cosa contenessero le anfore, allora utilizzate come «contenitori» di vari beni, dall'olio, al grano, al vino. Anche il piano di indagine e di studi è ancora tutto da programmare. Finora sono stati fatti soltanto i primi passi propedeutici. La sovrintendente del mare, arch. Eliana Mauro, ha chiesto e ottenuto dalla Capitaneria di porto di Catania un'ordinanza di interdizione dell'ancoraggio, della pesca, delle attività subacquee e del danneggiamento nello specchio di mare che custodisce il relitto. Per evitare una facile localizzazione è stata delimitata un'ampia area di rispetto, anche se la sovrintendente è consapevole che, tra gli uomini di mare, le notizie sui ritrovamenti circolano veloci. Per la salvaguardia della «nave» romana conta non solo sull'interdizione e sui controlli della capitaneria, ma anche sulla notevole profondità cui si trova il relitto, tale da rendere difficili le operazioni di recupero e, dunque, anche quelle di eventuali malintenzionati. E' sua intenzione provvedere in tempi brevissimi ad utilizzare un sistema di telecamere sottomarine per assicurare la videosorveglianza del bene archeologico e, in prospettiva, la sua visione. E' probabile, infatti, che si opti per lasciare il relitto lì dove è stato trovato, in linea con le più recenti prescrizioni dell'Unesco che invita a lasciare i relitti sottomarini nel sito in cui sono stati rinvenuti perché questo consente una più adeguata lettura del bene archeologico, oltre ad essere più emozionante. Va detto, infatti, che dello scafo della nave non è rimasto nulla, se non l'àncora in bronzo. Il legno è stato corroso dall'acqua e dal tempo. L'eccezionalità della scoperta, in questo caso, sta nel fatto che lo scafo è disegnato dalla disposizione delle anfore che, a differenza della maggior parte dei ritrovamenti, non sono state disperse in un ampio raggio di fondale, ma sono rimaste lì dove erano quando sono state stivate. Di qui l'idea di lasciarle dove sono e di consentirne la visita attraverso le telecamere. Tutto questo richiederà studio, tempo e fondi. E, date le avverse condizioni del tempo, è probabile che bisognerà attendere la primavera per potere intervenire e portare in superficie qualche altra anfora. La nave romana potrebbe aver trasportato anche altri beni, ma, poiché la sovrintendenza del mare pensa più opportuno non rimuovere il carico e lasciarlo nel luogo dell'affondamento, anzicchè esporlo in modo anonimo in un museo, la scommessa è quella di riuscire a leggere sul fondo, oltre le anfore che appaiono con chiarezza, attraverso i rilievi fotografici e le nuove tecnologie che consentono indagini non invasive. Ma anche per questo bisognerà attendere.