Roma capitale, passa il decreto. Dodici articoli, in tutto dieci paginette che potrebbero dare una spinta notevole allo sviluppo della capitale. Renderla simile dal punto di vista amministrativo alle altre grandi metropoli europee. Dal turismo alla cultura, dall'urbanistica al commercio, fino ai trasporti ecco i nuovi poteri della città. La parola d'ordine è semplificazione, iter più brevi, anche se ora l'ultima parola spetta alla Regione. E la Polverini dichiara cauta: «Vedremo, facciamo un passo alla volta». Il provvedimento dovrà però completare prima il suo laborioso iter, tornare perciò entro 90 giorni al governo integrato dai pareri espressi dalle commissioni Bilancio di Camera e Senato, dopo essere passato al vaglio della Bicameralina per il federalismo e infine dalla Conferenza Stato-Regioni. Il nuovo ente territoriale assumerà come propria funzione la valorizzazione dei beni storici artistici e ambientali. Il Comune di Roma capitale dovrà in pratica promuovere la conoscenza del patrimonio culturale, sostenere gli interventi di conservazione dei suoi «gioielli». Dodici articoli, in tutto dieci paginette che potrebbero dare una spinta notevole allo sviluppo della capitale. Renderla simile dal punto di vista amministrativo alle altre grandi metropoli europee. Vi pare poco? Semplificazione. Il secondo decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri contiene gli elementi costituenti di quella che potrebbe essere la nuova governane. Ma l'ultima parola spetterà alla Regione Lazio. E infatti la Polverini per ora dice «vedremo, facciamo un passo alla volta». La parola d'ordine è: semplificazione. Urbanistica, edilizia, commercio, trasporti, sono questi i settori chiave che potranno beneficiare di iter più brevi. In che misura sarà la Pisana a deciderlo con una legge ad hoc, come stabilito nel protocollo d'intesa siglato con il Campidoglio il 20 ottobre scorso dopo un lungo tira e molla. II percorso. Il provvedimento dovrà però completare prima il suo laborioso iter, tornare perciò entro 90 giorni al governo integrato dai pareri espressi dalle commissioni Bilancio di Camera e Senato, dopo essere passato al vaglio della Bicameralina per il federalismo e infine dalla Conferenza Stato-Regioni. Le competenze. Il nuovo ente territoriale assumerà come propria funzione la valorizzazione dei beni storici artistici e ambientali. Il Comune di Roma capitale dovrà in pratica promuovere la conoscenza del patrimonio culturale, sostenere gli interventi di conservazione dei suoi «gioielli». Verranno conferite al Campidoglio anche le funzioni relative al Teatro dell'Opera, oggi assegnate al ministero per i Beni culturali. Lo statuto della Fondazione sarà dunque adeguato alle nuove norme. Anche i compiti amministrativi relativi alle funzioni della Protezione civile diventeranno di competenza comunale. Così come l'ordinamento del personale appartenente alla polizia locale. Le polemiche. Come al solito non mancano. Il centrodestra rivendica il merito di aver portato avanti la riforma. La rivendicazione di Gasparri, capogruppo Pdl in Senato, si differenzia da tutte le altre, si parla «successo frutto dell'intesa Lega-Pdl». «Se oggi - argomenta Gasparri - il governo ha potuto varare il decreto legislativo c perché quell'intesa ha retto». Considerazioni che stridono però con la reazione scomposta del fronte leghista. Degli ex alleati Zaia, Cota, Borghezio, Calderoli. Che ora fanno a chi la spara più grossa. «Il governo non è più ostaggio della Lega», commenta l'ex vice sindaco pd Garavaglia che considera il varo del decreto «un primo ott imo risultato raggiunto dal governo Monti». Anche per Gasbarra, deputato pd «Monti ha riattaccato la spina alla città». Blitz o non blitz? Allo stato attuale l'Assemblea capitolina avrà nella prossima consiliatura 48 consiglieri. Il sindaco Alemanno avrebbe però tentato un «colpo di mano» fallito all'ultimo istante per riportarli a 60. Da qui le critiche del centrosinistra e la previsione del senatore dell'Idv Pedica, «Alemanno brinda, proverà ad aumentare le poltrone». Marroni, capogruppo Pd grida invece vittoria: «Abbiamo sventato il tentativo, l'allargamento non è andato in porto e non potrà essere più inserito essendo gli organi istituzionali materia del primo decreto. Ora dobbiamo fare in modo che la riforma non rimanga solo una scatola vuota o un'inutile dichiarazione di intenti».