Nuovi mecenati. La chiesa rimarrà aperta due volte la settimana e i visitatori potranno seguire i lavori Infiltrazioni e muffa mettono a rischio il capolavoro a Pisa Il patron di Esselunga finanzia il restauro, iniziato in segreto PISA A salvare il capolavoro del Vasari minacciato dalle muffe e dalle infiltrazioni d'acqua non sarà un cavaliere di Santo Stefano, ma più prosaicamente un imprenditore, battagliero come un antico guerriero nonostante l'età, e conosciuto soprattutto per le sue epiche battaglie contro le cooperative rosse: Bernardo Caprotti, 86 anni, il patron dei supermercati Esselunga. E' stato lui, da sempre innamorato di Giorgio Vasari (quest'anno ricorrono i 500 anni dalla nascita), a inviare i suoi uomini di fiducia al capezzale della Lapidazione di Santo Stefano, una pala in legno alta quattro metri e larga quasi tre, che stava agonizzando attaccata dal tempo e dall'incuria. L'opera si trova a Pisa nella chiesa di Santo Stefano, accanto al palazzo della Normale. Esselunga ha deciso di stanziare 70 mila euro (che potrebbero arrivare a quota 8o mila) per il restauro completo del dipinto, straordinario anche nel suo significato più esoterico. La notizia sarà resa pubblica mercoledì 30 novembre durante una conferenza stampa. Ma intanto il restauro è già iniziato con grande riservatezza nella sala attigua alla sacrestia dove il capolavoro del Vasari è custodito sotto stretta sorveglianza dopo essere stato staccato dalla parete. Esperti arrivati da Arezzo stanno lavorando ai pigmenti rovinati dalle muffe e il lavoro, che durerà alcuni mesi, riporterà il dipinto all'antico splendore. La Lapidazione non è solo un capolavoro bensì un simbolo che il Vasari volle lasciare in quella chiesa voluta da Cosimo I de' Medici per l'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, fondato dal granduca anche per combattere la pirateria turca del Mediterraneo. L'opera nasconde una curiosità storico-artistica e forse anche un po' esoterica. Il Santo Stefano ritratto nel momento del martirio non è lo Stefano papa di inizio del terzo secolo che fu decapitato, bensì lo Stefano protomartire lapidato subito dopo la crocifissione di Gesù e citato negli Atti degli apostoli. Probabilmente il Vasari volle in questo modo unire idealmente i due beati che portano il nome dell'ordine cavalleresco. Un particolare che continua a interessare i cavalieri di Santo Stefano. Un ordine nato a Firenze per volere di Cosimo I (il figlio di Giovanni dalle bande nere) al quale potevano accedere i nobili e poi sciolto nel 1859 dal laico Bettino Ricasoli quando il capoluogo toscano divenne momentaneamente capitale d'Italia, ma affatto scomparso. Nel tempo si è trasformato diventando un ordine dinastico familiare gestito dalla famiglia Asburgo-Lorena. Il granduca Sigismondo, l'ultimo erede, va a Pisa e ogni seconda domenica di novembre e nella chiesa si celebra una funzione alla quale partecipano i cavalieri di Santo Stefano, insieme ad altri ordini, come quello di Malta, di San Giorgio e del Santo Sepolcro. Vasari progettò l'intera Piazza dei Cavalieri considerata una delle più affascinanti agorà nel mondo e decorò la facciata dell'edificio che oggi è la Normale. Nella chiesa, oltre a dipinti di estremo valore (tra questi una Natività del Bronzino), sono conservati stendardi dell'impero ottomano conquistati anche nella Battaglia di Lepanto e persino i frammenti di un'imbarcazione finemente lavorati da un esperto ebanista. Le infiltrazioni d' acqua hanno attaccato solo una parte della navata destra. Quanto basta però per danneggiare l'opera del Vasari e il problema si è aggravato proprio nei primi mesi del 2011, anno in cui si festeggiano i 500 anni della nascita del grande pittore, storico e progettista rinascimentale. L'opera di restauro, che sarà presentata nei dettagli durante la conferenza stampa, sarà visibile anche dal grande pubblico. Due volte la settimana, la chiesa sarà aperta appositamente per quattro ore per permettere a chiunque di assistere allo spettacolo affascinante degli esperti e alla resurrezione del capolavoro. Un altro intervento di restauro, stavolta finanziato della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, riguarderà le decorazioni e l'intonaco della parete dove si trovava la pala prima del restauro. Poi si dovrà pensare a una parte del tetto. Ma intanto godiamoci questo restauro di un mecenate post moderno: Esselunga