Il primo Consiglio dei ministri del governo Monti ha dato il via libera al decreto per Roma Capitale. La Lega continua a sparare contro, il sindaco Alemanno esulta. Il Pd: un bene per la città, basta spot del Pdl. ROMA. Il primo atto del governo Monti supera i veti paralizzanti tra la Lega e il Pdl e dà il via libera al secondo decreto su Roma Capitale. Un fatto significativo, nel primo consiglio dei ministri operativo e nell'ultimo giorno utile prima della scadenza del decreto. Ma il Carroccio ha subito riacceso la polemica che rovina l'esultanza del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a Palazzo Chigi, supportato dai consiglieri del Pdl che sbandieravano tricolori e bandiere di Roma a piazza Colonna. Ormai all'opposizione, l'ex ministro Roberto Calderoli si dice «onorato di aver bloccato nelle ultime due sedute del Consiglio dei ministri il decreto su Roma Capitale», secondo lui inaccettabile e che «promuove la spesa pubblica a vantaggio di una "cicala"» sprecona. E conclude in stile bossiano: «Basta soldi a Roma». Il decreto attua la legge delega sul federalismo, ora in 90 giorni dovrà essere esaminato dalle commissioni parlamentari, dalla Conferenza Stato regioni e Stato Città, poi dovrà avere il via libera definitivo dal consiglio dei ministri. Definisce quali poteri passeranno dalle competenze statali o della Regione Lazio al comune di Roma Capitale, con relative coperture economiche. Per ora l'evento più significativo è il trasferimento del Teatro dell'Opera dal ministero dei Beni Culturali al Campidoglio. Il sindaco Alemanno, che alla mezza ha raggiunto Palazzo Chigi (prima era al Quirinale per la cerimonia della Giornata dell'Albero) è raggiante: «Ce l'abbiamo fatta», ha esultato togliendosi subito un sassolone dalla scarpa: «Il decreto era stato preparato dal precedente governo ma era rimasto bloccato a causa degli atteggiamenti della Lega» ancora contrari, «ma la riaffermazione dell'Unità nazionale passa per il riconoscimento di Roma Capitale»; il sindaco quindi dà atto al «governo tecnico, non influenzato dalla Lega», di averlo capito. Al Nord in molti storcono il naso, il leghista Salvini schizza veleno contro i romani: «Senza quei rompiballe della Lega ricominciano a mangiare, per loro - Pdl e Pd - è un altro vivere», e da facebook a twitter avrebbe raccolto centinaia di messaggi di «padani incazzati». Per Zaia, presidente del Veneto, è «un pessimo giorno», reclama un decreto per il Nord e intraprende un botta e risposta con la «collega»del Lazio, Renata Polverini, che invece è «orgogliosa». Per il Pd romano è «una buona notizia perla città» il via libera a Roma Capitale, «peccato» che il sindaco abbia colto l'occasione di «curare solo gli interessi di partiti e lanciare spot targati Pdl», afferma Marco Miccoli, segretario cittadino del Pd; mentre il capogruppo Marroni chiede al sindaco di «riferire subito all'assemblea capitolina» i contenuti per aprire una «fase di consultazione». Non sarebbe riuscito, secondo i democratici, l'ennesimo «blitz» di Alemanno di gonfiare le poltrone degli assessori, da 12 a 15 e i consiglieri restano 48. Nel merito, il decreto trasferisce alcune deleghe in materia di valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, affida a Roma la gestione delle riserve naturali statali che non facciano parte di parchi nazionali, ma anche le competenze in campo di promozione turistica - fino a oggi delegate solo alle Regioni - e compiti che riguardano la Protezione civile, con il potere di emettere ordinanze per interventi d'emergenza. «Grazie a Mario Monti, che ha fatto in tre giorni ciò che il precedente governo Lega-Pdl non ha saputo fare in tre anni», scandisce il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. Resta però ancora da giocare la partita più consistente nella definizione delle funzioni da trasferire a Roma Capitale e che si disputerà tutta sul piano locale, in un faccia a faccia con la Regione, che dal momento dell'entrata in vigore del decreto avrà 90 giorni di tempo per stabilire con apposita legge quali competenze cedere, fra quelle che ha attualmente in capo. In ballo materie caldissime, come la sanità, l'urbanistica, la gestione dei rifiuti, i servizi sociali.
Via libera a Roma Capitale. Non conta più il no leghista
Il primo Consiglio dei ministri del governo Monti ha dato il via libera al decreto per Roma Capitale, superando i veti della Lega e del Pdl. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha esultato, mentre il Pd ha definito il decreto un bene per la città. Il Carroccio ha però riacceso la polemica, con Roberto Calderoli che ha bloccato il decreto nelle ultime due sedute del Consiglio dei ministri. Il decreto attua la legge delega sul federalismo e definisce poteri per il comune di Roma Capitale, con relative coperture economiche. Il trasferimento del Teatro dell'Opera dal ministero dei Beni Culturali al Campidoglio è stato un evento significativo.
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