Lo scandalo arriva alla Germania: la Lupa capitolina, scrive l'autorevole settimanale Der Spiegel, è un'imitazione; «dovrebbe avere 2.500 anni, scrivono le guide, ma non è così». Si tratterebbe invece, continua il famoso settimanale, di un'opera medievale, forse di un maestro spagnolo: lo dice, sostiene, la tecnica dell'esecuzione. Anche un esame con il carbonio 14, la prova di termoluminescenza eseguita dall'archeologo Ediberto Formigli, lo confermerebbe. E così, gli stessi tedeschi si ficcano in una querelle mai risolta (che però assicura pubblicità), e prosegue almeno dal 2006. Qualsiasi risultato non muterebbe certamente nulla: la Lupa, bronzo etrusco dello stesso tipo magari della Chimera di Arezzo, o raffinato esemplare medievale, è da sempre il simbolo della Città eterna, e tale resterà. Una sorta di nume tutelare, anche se per gli Etruschi era il dio degli inferi. Poi, si può discutere, come da tempo si dibatte, su quando è stata forgiata. Ma parlare di un'imitazione, come fa lo Spiegel, o di un falso, non è davvero possibile. La più nota fautrice di una Lupa medievale è l'archeologa Anna Maria Carruba: la tecnica di fusione a «cera persa» lo assicurerebbe. Chi invece ne sostiene l'autenticità, la avvicina alla statua dell'Arringatore di Perugia, alto un metro e 70 centimetri; anche al Marte di Todi, oltre che, si è detto, alla Chimera. Una disputa mai conclusa: senza esiti definitivi; le sono state dedicate anche giornate di studio, che hanno lasciato i partiti contrapposti. Comunque è un'opera bellissima; comunque ha un valore emblematico, e rappresenta in modo plastico le origini, leggendarie o no, dell'Urbe. I ritrovamenti recenti di Andrea Carandini sono tali da confermare, ogni giorno di più, le fonti antiche: individuata la casa di Romolo, i primi muri della città che si chiamava «quadrata» sul Palatino. L'animale che ringhia e allatta i gemelli (aggiunti dal Pollaiolo nel 1473) è del V secolo avanti Cristo, o un'opera medievale? Se la lupa, per gli etruschi, era dio infernale, il lupo era invece simbolo purificatore e fecondatore. Però, non avrebbe mai potuto allattare Romolo e Remo. Mentre tra i Sabini, la lupa era sacra al dio Marte del tempo. E Luperco era la divinità dei pastori. E allora? Lo «scandalo» dello Spiegel arriva in ritardo. Racconta faccende che si dibattono, senza esiti definitivi, da circa dieci anni. Mentre il simbolo di Roma è sul Campidoglio da tempo immemore. Nel 1471 era nella chiesa di San Teodoro, e viene donata al «popolo romano» da Sisto IV della Rovere; e poi, dal Laterano è spostato a Palazzo dei Conservatori. Il fatto che Carruba, che ha restaurato la Lupa, la abbia dichiarata fusa in un solo pezzo, e «a cera persa», lascia dubitare certamente sulla sua origine remota. Un tempo, le sculture di bronzo erano fuse in parti separate, e quindi assemblate. I primi a fondere il bronzo per le statue, nel VI secolo a.C., furono, racconta Pausania, due artisti, Rhoikos e Theodoros; invece la tecnica, pare, era già nota. Ma i due, spiega Adriano La Regina, soprintendente per decenni proprio a Roma, sarebbero stati i primi capaci di assemblare le varie parti di sculture più grandi. Già alcuni studiosi nell'Ottocento dubitavano dell'origine remota del manufatto: non è dunque una novità. Umberto Broccoli, il sovrintendente comunale, ricorda ora che «le analisi al radiocarbonio di Lucio Calcagnile la daterebbero al XII-XIII secolo; altri invece continuano a datarla in modo tradizionale». In ogni caso «integreremo al più presto la didascalia posta sotto la Lupa capitolina. Accanto alla datazione V secolo a.C. scriveremo che c'è l'ipotesi che l'opera risalga al Medioevo».