Tornano ai musei di appartenenza le opere d'arte che Berlusconi aveva preso in prestito per abbellire la sede del Governo Tornerà a palazzo Venezia il candelabro in bronzo dorato e argento con gli angeli musicanti, pezzo forte della collezione Wurtz, considerato da sempre il suo 'portafortuna'. Non ci sarà più il busto in bassorilievo di Nerone, di scuola fiorentina del '400: verrà tolto dall'ingresso della sala delle Galere, dove vengono accolti i giornalisti per seguire le dichiarazioni alla stampa dopo gli incontri internazionali. Presto verrà rimosso anche il suo dipinto preferito, 'Bacco e Arianna', attribuito a Nicolas Poussin (copia del Tiziano) e sistemato nel salottino giallo, attiguo alla sala del Consiglio dei ministri. Quando Mario Monti si sarà insediato a tutti gli effetti come premier, non troverà più a palazzo Chigi le numerose opere d'arte volute da Silvio Berlusconi e prese in prestito da vari musei per abbellire la sede del governo. Secondo fonti pidielline, in base a un accordo preso dalla segreteria generale della presidenza del Consiglio, quadri, sculture, arazzi, mobili e suppellettili dispersi o venduti agli ultimi eredi dei Chigi (e anche accatastati nei depositi di palazzo Barberini, di palazzo Venezia, nella sede del ministero degli Esteri e nelle ambasciate italiane all'estero) dovranno ritornare in sede appena terminata l'esperienza del Cavaliere a palazzo Chigi. Salvo un nuovo impegno del premier entrante che, per sua volontà, potrà rinnovare il prestito. Prima del giuramento dell'ex commissario Ue, Berlusconi di fatto ha già traslocato a palazzo Grazioli, sua residenza romana, sin dal '95 (con sé ha portato alcuni effetti personali). Da quando è tornato a palazzo Chigi, nel 2001, il Cavaliere, grande appassionato di antiquariato, ha cambiato gli arredi. Il restyling ha toccato non solo le stanze riservate. Dallo scalone d'onore, la prima sala che si incontra al primo piano, è quella detta delle Galere per i moderni riquadri in stucco bianco sopra le porte risalenti all'inizio del secolo quando l'edificio era la sede del ministero delle Colonie. E' qui che vengono convocati i giornalisti per ascoltare le dichiarazioni del premier dopo gli incontri con i capi di stato e di governo internazionali. All'ingresso, gli ospiti vengono accolti da due lanterne di parata del Settecento (e qui in bella mostra c'è il busto dell'imperatore Nerone). Nella 'sala delle Galere' sono esposte, inoltre, due coppie di terracotta del '700 intitolate 'Il giorno e la notte' dello scultore Bartolomeo Cavaceppi, appartenenti ad alcuni viaggiatori del 'Grand Tour' (i nobili che aderirono alla moda di intraprendere un lungo viaggio di conoscenza in Europa, che prevedeva immancabilmente un soggiorno italiano). Con il 'cambio della guardia' le 'coppie' torneranno a palazzo Venezia, mentre restano alla presidenza del Consiglio, perché di proprietà del palazzo, i due grandi quadri, copie seicentesche di affreschi del cavalier D'Arpino, nella sala dei Galeoni. Andrà via anche il quadro con Papa Leone Magno che mette in fuga Attila, riproduzione del Raffaello (l'originale si trova ai Musei Vaticani). Stessa sorte per la pendola da tavolo del Settecento di manifattura italiana, decorata con smalto cloisonné, che si trova nell'anticamera dell'ufficio del presidente del Consiglio. In più occasioni il Cavaliere ha confidato ai suoi più stretti collaboratori di voler riportare la presidenza del Consiglio agli antichi splendori. Già nel '94 decise di rinnovare il palazzo, affidando all'architetto Giorgio Pes, arredatore del Gattopardo di Visconti, il rifacimento di stanze, saloni e pavimenti considerati ormai in stato di abbandono. Appena finiti i lavori, però, il leader del centrodestra dovette lasciare il posto al suo successore, Lamberto Dini. Nel 2001 Berlusconi chiese al conservatore del palazzo Chigi di Ariccia, Francesco Petrucci, di coordinare le operazioni per recuperare e consentire il rientro nella sede del governo di mobili, suppellettili, tele, dipinti di grande valore, sculture, arazzi dispersi o venduti agli ultimi eredi dei Chigi. Lo studio presidenziale riservato a Berlusconi, che fu scartato da Bettino Craxi perchè all'epoca "fatiscente", è nell'area più antica del palazzo, quella degli appartamenti Aldobrandini-Deti, che risalgono al '500. Le finestre si affacciano su piazza Colonna e via del Corso. Non ci sono più le tende di broccato giallo. E nemmeno il divano e le poltrone verdi volute Prodi. Sempre al primo piano, ma nell'ala opposta a quella dell'ufficio del presidente del Consiglio, ha trovato sistemazione il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, che lavora nello studio che fu di Prodi e di Craxi durante la loro permanenza a palazzo Chigi. Al terzo piano è a disposizione del premier l'appartamento di servizio che fu ristrutturato da Berlusconi già nel '94 e più di recente abitato da Prodi (il primo a stabilirsi è stato Amintore Fanfani). Si tratta di un appartamento di quasi 300 metri quadrati, che comprende la Sala d'Oro e quella delle Marine (per i pranzi ufficiali con un tavolo da 20 posti), un corridoio-galleria, tre bagni, una sala da pranzo informale, uno spogliatoio, la camera da letto e la cucina. Palazzo Chigi è dal 1961 la sede del governo italiano. E' stato proprietà delle famiglie Chigi-Aldobrandini fino al 1917, quando fu ceduto allo Stato. Ha ospitato il ministero delle Colonie fino al 1922. L'anno successivo Mussolini ne fece la sede del ministero degli Esteri.