Bando della Regione per dare in gestione immobili storici Edifici pubblici da trasformare in hotel di charme GENOVA Un palazzo nobiliare, un antico forte, un convento di suore, una villa della borghesia o una dimora di pescatori, tutti edifici storici diventati di proprietà pubblica restaurati e inutilizzati per la cronica mancanza di fondi o lasciati a se stessi e avviati al degrado in mancanza di manutenzione. Non succede solo in Liguria ma è a Genova che la Regione ha preso l'iniziativa e la giunta ha approvato il progetto di trasformare gli edifici di valore storico in alberghi di charme ispirandosi alla Francia o alle pousadas portoghesi. «Non ci mettiamo come Regione a fare gli albergatori, per carità dice l'assessore al Turismo Angelo Berlangieri che, al di fuori dell'incarico regionale, albergatore lo è davvero da venticinque anni nel Ponente ligure . A ognuno il suo mestiere. Il progetto a cui stiamo lavorando parte dal censimento degli edifici con le caratteristiche necessarie regionali o pubblici, ad esempio di Comuni o del demanio, per raggiungere un accordo con la proprietà e metterne la gestione a bando internazionale. Insomma chiediamo aiuto ai privati, i soli che possono investire. Si tratta di mettere a punto i termini della convenzione in modo che gli investitori possano avere un giusto ritorno dal loro impegno». Il documento della giunta parla di edifici storici «adattabili a uso alberghiero e da inserire in un programma di valorizzazione e di restauro». L'elenco, continua il documento, «dovrà comprendere edifici dislocati nelle quattro province liguri e un'adeguata presenza di immobili storici presenti nell'entroterra». È soprattutto l'entroterra e quello ligure ha valli bellissime e poco conosciute che deve uscire dalla zona d'ombra. Ma per tutti, costa o entroterra o centro storico cittadino, vale la stessa domanda, dice la Regione: perché tenere l'uso esclusivo di palazzi d'epoca splendidi ma inaccessibili? Una dozzina di edifici, questo l'obiettivo iniziale. Alcuni nomi sono già stati avanzati: i locali in fase di restauro a San Fruttuoso di Camogli chiamati «locanda» anche se non sono adibiti a questo uso, il forte-castello di San Giovanni Battista a Finale Ligure, Villa Piaggio e Palazzo Senarega-Zoagli a Genova, gli ex conventi di Santa Teresa a Taggia e dell'Annunziata a Sestri Levante. L'iniziativa sta già sollevando qualche malumore. Non solo fra i politici per il coinvolgimento di investitori privati nella gestione di beni comunque pubblici ma anche fra gli albergatori liguri che hanno cominciato a mugugnare, per ora sommessamente: già c'è crisi, ha detto qualcuno, e un calo delle presenze, perché metterci una nuova concorrenza in casa? «Rispondo dice Berlangieri che questa non sarebbe una concorrenza ma un aiuto. L'ospitalità in un antico castello dove hanno soggiornato principi o duchi, o nella stanza che fu occupata da un priore o in un piccolissimo borgo marinaro è un'offerta diversa, non confrontabile con quella delle normali strutture ricettive. Porta visitatori che altrimenti non potremmo intercettare. Il problema per un albergo non è avere concorrenza ma essere solo». E poi bisogna riconoscerlo, dice la Regione Liguria, troppe strutture sono ancora organizzate secondo il modello «ferie al mare anni Sessanta». E così non si va lontano.
Conventi e fortezze militari. La Liguria cede i suoi gioielli
La Regione Liguria ha lanciato un bando per dare in gestione immobili storici pubblici in Liguria, con l'obiettivo di trasformarli in hotel di charme. Gli edifici in questione sono stati restaurati ma non utilizzati a causa della mancanza di fondi. La Regione ha già identificato una dozzina di edifici, tra cui palazzi nobiliari, antichi forti e conventi, che potrebbero essere trasformati in alberghi. Il progetto prevede di mettere a bando la gestione degli edifici e di chiedere aiuto ai privati per investire. La Regione sostiene che gli hotel di charme potrebbero attirare visitatori che altrimenti non potrebbero essere intercettati.
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