Contro i vandali la Sovrintendenza cerca 5mila euro per sistemare gli infissi Alla Sovrintendenza di Palermo si cercano 5 mila euro per sistemare gli infissi di villa Raffo ed evitare che ladruncoli e vandali possano entrare e continuare a fare scempi nella settecentesca dimora. Il metodo dei finanziamenti a pioggia ha messo in ginocchio il "gioiello" architettonico di via Bianchini, zona Filippo Neri, che ha alle spalle una storia allucinante. Tutto iniziò nel 1992, quando la Regione siciliana pensò di intraprendere un complesso piano di recupero della villa. Da quel momento si andò avanti a singhiozzo. Poi, nei primi anni del 2000, arrivarono 650 mila euro per una ennesima trance di lavori, ma esaurito il fondo non si è riusciti ad averne un altro per completare il restauro. Nel frattempo, dal 2005 ad oggi villa Raffo è stata depredata di mattonelle maiolicate e vandalizzata da ignoti. Sono stati portati via persino i fili dell'impianto elettrico. Nell'edificio si può facilmente accedere dalle finestre e dai balconi mal ridotti. La villa è destinata ad ospitare la "collezione carrozze Martorana", ma non si vede luce. Anzi, è notte buia. Il sovrintendente Gaetano Gullo non ha la bacchetta magica per risolvere i mille problemi che attanagliano la struttura. Ed è vergognoso che la Regione non possa mettere il dirigente nelle condizioni di aprire la borsa e prelevare 5 mila euro per salvare un patrimonio pubblico inestimabile. Vorrei ricordare che gli splendidi affreschi di caccia del Settecento sono stati danneggiati con punteruoli da qualche ignorante cialtrone. Ma tuffiamoci nella storia. La villa si stende sul grande polmone di verde della Piana dei Colli e appartenne alla Compagnia di Gesù. Espulsi i Gesuiti dal Regno (1767) molti nobili acquistarono i loro beni come case di villeggiatura. Ciò avveniva soprattutto in primavera. La villa in questione venne acquistata da Giuseppe Maria Gugino, barone di Giattino e Guasto. Spiega Giulia Sommariva: "Era un insigne giurista ed illustre esponente della Corte borbonica del viceregno di Sicilia. Insediatosi nella villa, il barone Gugino provvide a trasformarla secondo le esigenze del suo elevato rango. La dimora prese la linea attuale sul finire del Settecento. L'opera di trasformazione effettuata dal Gugino fu più radicale all'interno, dove i grandi cameroni e i dormitori gesuitici furono trasformati in una serie di sale e saloni disposti secondo la tipologia propria dell'epoca". Lo sfarzo economico per trasformare la villa e sopravvenute difficoltà finanziarie dei Gugino imposero alla famiglia la vendita della dimora. L'acquirente fu Nicola Raffo. Dice la Sommariva: "Era un mercante di origine ligure che aveva accumulato notevole ricchezza con le attività commerciali nel momento in cui la nuova classe imprenditoriale palermitana spiccava il volo. La villa rimase ai Raffo per poco meno di un secolo. L'ultimo proprietario morendo provvide a smembrarla lasciandola in parte alla figlia e in parte a tre diverse istituzioni di carità. Nel frattempo scomparve il vasto podere coltivato ad ortaggi e frutta. La villa restava accerchiata dalla nuova urbanizzazione del quartiere Zen. Seguirono anni di totale abbandono diventando ricovero di sbandati e drogati che si divertivano a imbrattare e scalfire gli affreschi. A quel punto dopo laboriose trattative passò alla Regione".