Da un nostro lettore, Roberto Trovato, già vicesindaco e assessore ai beni culturali di Aidone, riceviamo e pubblichiamo un intervento a proposito dell'articolo del 18 novembre dal titolo: «Il direttore del museo chiede i locali del "Truppia" per allargare le esposizioni di reperti archeologici». «L'allargamento dei locali del Museo archeologico di Aidone rappresenta una necessità vera e ineludibile se gli si vuol conferire il respiro che merita. L'ampliamento "in danno" della scuola Torres Truppia è per certi aspetti accettabile e per altri opportuno. Anzi mi chiedo come mai, anziché affrettarsi oggi, non è stato pensato sin dalla pianificazione dell'evento Dea. In realtà la sensazione vera è che in materia manchi una pianificazione. Tutto sembra essere improntato all'improvvisazione, come l'idea balzana di cambiare la denominazione alla nostra Aidone». «Andando nello specifico: io penso che se i nuovi locali saranno destinati ad attività fruibili dai visitatori, per esempio per allestire una sala dove esporre con maggiore e migliore visibilità la Dea eo per mostre monografiche, per allestire un coffee shop, attività formative eo laboratoriali e, solo residualmente, uffici e magazzini, allora la comunità potrebbe accettare di privarsi della scuola, in caso contrario no! Ricordo al direttore del Parco che se il problema è quello di avere degli spazi per i magazzini, dove cioè tenere reperti non visibili ai visitatori, c'è l'edificio annesso alla chiesa di S. Vincenzo Ferreri (San Domenico), molto più capiente e meglio attrezzato. Inoltre mi inquieta, e non poco, il paventato padiglione che, mi auguro di aver mal compreso, dovrebbe porsi tra il museo e la scuola». «In definitiva se vogliamo agire con cognizione di causa, nel rispetto della nostra identità, dei nostri bisogni e delle nostre aspettative di crescita dobbiamo pianificare il nostro sviluppo in maniera ordinata, pensata e condivisa, ma dobbiamo farlo ad Aidone. Benvenuti tutti gli apporti, anche i più autorevoli, ma il compito di verificarne la compatibilità con le nostre esigenze e l'inserimento in un contesto complessivo spetta a noi e non ad altri. Quindi se ci sono le condizioni per cedere un edificio destinato a scuola facciamolo pure ma nel contempo individuiamo un altro edificio da destinare alla stessa funzione nei pressi. Non possiamo sguarnire i quartieri del centro storico: San Giacomo, San Lorenzo e i Cappuccini di una scuola, tanto varrebbe chiuderli».