Luigi Malnati, direttore generale per le Antichità del ministero Beni culturali: «Va ripensato anche il ruolo dell'università nel rapporto tra ricerca e formazione, il riconoscimento giuridico della professione d'archeologo e il confronto col territorio» PAESTUM. Pompei è l'emblema dei mali di cui soffre la gestione dei siti archeologici in Italia: i frequenti cambi al vertice, la pesante e farraginosa burocrazia ed i tempi biblici determinati dai troppi passaggi imposti dalla legge sull'affidamento dei lavori pubblici, se da un lato garantiscono maggiore trasparenza, dall'altra paralizzano per anni i fondi a disposizione dei beni culturali. Lo ha dichiarato a Paestum, dove oggi si chiude la 14esima Borsa del turismo archeologico, Luigi Malnati, direttore generale per le Antichità del ministero dei Beni culturali, a margine degli Stati generali sulla professione dell'archeologo. «Se la situazione dell'archeologia italiana è vittima di questo meccanismo perverso - ha dichiarato Malnati - va ripensato anche il ruolo dell'università nel rapporto tra ricerca s formazione, il riconoscimento giuridico della professione di archeologo e il rapporto con il territorio». Come va messa in campo una strategia per il coinvolgimento dei privati nella tutela dei siti, visto che le gestioni risentono sempre più dei tagli delle risorse finanziarie messe a disposizione degli enti pubblici. Al contrario, per esempio, di quanto ha fatto la Turchia (Paese ospite della Bmta) dove, ha ricordato il ministro del Turismo, Ertugrul Gunay, la cifra stanziata nel 2010 è superiore 19 volte quella stabilita nel 2002. Un quadro che, per fortuna, non frena il turismo culturale né a Pompei né a Paestum dove i visitatori sono in crescita. La stessa Organizzazione mondiale del turismo stiva che esiste ancora un notevole potenziale di sviluppo per i poli archeologici e museali nei prossimi anni. D'altronde, lo confermano i dati elaborati dalla Camera di commercio e dalla stessa Provincia di Salerno, secondo cui l'affluenza di stranieri ha registrato nel 2010 un incremento del 2,6, pari ad oltre 349mi1a arrivi, e di Srm (Studi e ricerche per il Mezzogiorno) che ha stimato in 7,1 giorni la loro permanenza media in territorio salernitano, una percentuale più alta di 2 punti della permanenza media in Italia. Un'ulteriore conferma che il viaggio turistico-archeologico riveste un molo di grande rilievo sul segmento globale delle vacanze, rappresentando un valore aggiunto per la Campania, è data dalla presenza ieri di 70 tour operator di 12 Paesi che ieri hanno dato vita al workshop della rassegna, il momento più atteso dagli operatori del settore che hanno preso confidenza con le proposte archeologiche della regione. «Ancora una volta - ha affermato infatti Ugo Picarelli, ideatore e direttore della Borsa - è dimostrato che l'appuntamento di Paestum costituisce sempre più un forte stimolo alla scelta della destinazione turistico-culturale, in un momento in cui il turismo internazionale è alla ricerca di nuove idee. Uno degli obiettivi è la promozione di un prodotto di eccellenza dell'offerta turistica nazionale, un prodotto legato all'archeologia e quindi alla cultura, all'arte, alla storia e a tutto quanto fa dell'Italia un Paese unico al mondo».