Giulia Maria Mozzoni Crespi e la lettera delle associazioni al ministro Ornaghi «In questi anni mi è venuto il serio dubbio, anzi la quasi certezza, che volessero dolcemente far morire il ministero dei Beni Culturali, non solo per mancanza di fondi ma anche perché non si procedeva a nuove nomine e i sovrintendenti validi venivano, appena possibile, prepensionati. E pensare che una volta tutta lEuropa invidiava il nostro sistema di tutela». Così dice Giulia Maria Mozzoni Crespi, fondatrice e presidente onorario del Fai, che ha aderito alla proposta di inviare, assieme ad altre associazioni tra cui Italia Nostra e Wwf Italia, una lettera aperta al nuovo ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, in cui si fa il punto della situazione e si danno alcune indicazioni di lavoro. «È nostra intenzione incontrarlo, ma diamogli un po di tempo - aggiunge la Crespi -. Non so quanto sia al corrente di tutti i problemi del suo settore, dovrà prima informarsi». «Il compito che laspetta è dei più complessi e insidiosi - scrivono le associazioni nella lettera al ministro -. Si tratta di unopera di rifondazione politica, o meglio di fondazione, in quanto da anni il ministero che lei è chiamato a guidare è totalmente privo di una visione culturale organica e degna di questo nome». La gestione passata è stata caratterizzata «dall appiattimento sullemergenza, casualità, culto dellevento, subordinazione ossessiva della competenza ai desiderata di parte politica». Tra le cose che richiedono un intervento immediato e che vengono suggerite ad Ornaghi cè la necessità di procedere alla pianificazione paesaggistica, operazione abbandonata da anni. «Significa - spiega Giulia Maria Crespi - procedere a piani paesaggistici precisi, dare identificazione ad ogni parte del territorio, unico strumento in grado di garantirne il governo, cosa che il ministero dei Beni Culturali ora può fare visto che ha anche la possibilità di intervenire sul territorio in generale, e non solo sui monumenti o sulle zone archeologiche». Occorre poi, dicono ancora le associazioni, «rilanciare le attività delle sovrintendenze, riformandone lapparato e potenziandone le risorse» poiché sono «gli unici presìdi territoriali in grado di garantire un monitoraggio costante». E ancora è necessario dare subito «segnali forti, dicendo basta ai commissariamenti che hanno prodotto, da Pompei allAquila, danni e sprechi diffusi». Così come, di fronte ai problemi finanziari - e alla consapevolezza che «le risorse, davvero risibili dopo un triennio di tagli draconiani, non sono destinate ad aumentare significativamente nel prossimo futuro» - si invita il ministro a «pensare assieme a modalità innovative, ma trasparenti e regolate, di acquisizione di risorse, dagli enti locali ai privati, purché sia sempre garantita la qualità scientifica degli interventi, la valorizzazione e la tutela». Quali modalità? «Ne ho in mente duo o tre - conclude la Crespi -. Per ora dico solo che il Fai gestisce 45 proprietà e ha appena aperto al pubblico il Bosco di Assisi, o che il Wwf gestisce decine di oasi. Quindi, gestire bene si può».