L'architetto Vergnaz: non c'entra proprio nulla con quello che gli sta attorno. Ma il sindaco Balloch: struttura moderna, saprà convivere col centro storico. CIVIDALE. Il più inclemente: ecomostro. Il più ovvio: brutto. Il più prudente: imbarazzante. Il più bizzarro: un garage per automobili. E ancora: un mausoleo. Oppure: una costruzione senza senso. Di più: un edificio senz'anima della Cina. Il più fantasioso si affida, invece, a una similitudine e lo associa a due banane. L'esercito dei detrattori non si fa convincere neppure a opera quasi conclusa, anche se la rabbia si è tramutata in rassegnazione («Ormai ce lo dobbiamo tenere»). «Giudizi che mi lasciano indifferente taglia corto il presidente della Banca di Cividale, Lorenzo Pelizzo ; quelli che si lamentano di più sono probabilmente gli esclusi dal progetto. Quanto al professionista che abbiamo scelto, dico semplicemente che c'ha messo forma e anima. Lo ripeto, sono contento. Dico di più: questo progetto ha ottenuto anche riconoscimenti internazionali, tanto da essere riportato nelle migliori riviste di settore». Sì, nasce con il peccato originale la nuova sede della Banca popolare di Cividale. Che è quello di un'opera voluta e imposta dall'istituto di credito così affermano quanto sostengono si tratti di uno sfregio estetico alla città di recente incoronata dall'Unesco senza né un confronto, né un concorso di idee. Dice Carlo Monai, parlamentare e consigliere comunale dell'Idv: «Da casa mia, che si affaccia sulla vecchia stazione, l'impatto visivo spazia tra l'alveare della banca in costruzione, il bunker della nuova costruzione Petrucco e il sarcofago del Centro intermodale. Tre realizzazioni che stridono, senza necessariamente essere degli esperti, sul profilo leggero della vecchia stazione ferroviaria che a questo punto fa quasi tenerezza». «C'è un centro storico che va tutelato e conservato ribatte l'assessore all'Urbanistica, Mario Strazzolini e una parte esterna che va sviluppata e riqualificata com'è avvenuto con l'abbattimento dell'ecomostro dell'Italcementi. Insomma, questa architettura di taglio moderno ci può anche stare perchè a ridosso e non invasiva del centro storico». Nasce, la nuova sede della banca, sulle ceneri dell'area che ospitò il luogo simbolo del lavoro operaio di Cividale: l'Italcementi dove, tra l'altro, prese corpo uno dei nucleo di partigiani di Cividale. Negli anni Settanta vi lavoravano circa 500 persone. Nasce con molti, troppi dubbi, a cominciare dallo smaltimento dell'eternit presente nell'area che poi fu bonificata. «Come consigliere comunale ricorda Domenico Pinto cercai di vigilare cercando di ottenere informazioni, documentazione, ma le risposte furono sempre improntate alla rassicurazione sulla legalità delle varie operazioni». Il Comune aveva approvato il Piano regolatore generale nel 2006. Un paio d'anni dopo l'assemblea cividalese si trovò ad esaminare l'adozione del Pac (Piano attuativo comunale) che spalancò la strada al mega-progetto della "Cividale". L'adozione del Pac fu votato all'unanimità. Soltanto Pinto votò contro. Poi, in sede di approvazione anche il resto dell'opposizione votò contro. Nacque spontaneamente il Comitato parco Italcementi che invocava un concorso progettuale per garantire la qualità dell'edificazione. Chiedeva anche una riqualificazione complessiva dell'area. Con il Comitato si schierò la cosiddetta "intellighenzia". Ma non ci fu nulla da fare. Il vertice della banca si affidò da subito a un solo progettista: niente confronti, nessun concorso di idee, nessuna richiesta di consigli nonostante le tante richieste formali. Perché? «Perché dice ancora Strazzolini la banca ha ritenuto di agire così». «Perchè replica l'architetto Giuliano Quendolo la faccenda è molto semplice. Quando c'è un committente con grande disponibilità di danaro spesso chi progetta vorrebbe lasciare il segno. Mi chiedo, invece, quali saranno i costi in barba alle politiche sul risparmio energetico per la gestione del clima interno». Ma non tutti sono propensi a dare spiegazioni urbanistico- funzional-estetiche. Così, la bocciatura del "palazzone" ha anche risvolti diretti, politici. Perché - come precisa Pierluigi Comelli «non è questione di bellezza o meno, ma di metodo e di intelligenza nel senso che scelte così importanti necessitano di un concorso di idee, addirittura europeo con la creazione di una commissione propedeutica all'interno della quale avrebbe dovuto trovare spazio anche l'ateneo friulano». Invece? «E invece affonda il notaio Comelli questo palazzo è l'ennesima dimostrazione che l'attuale presidente della Banca di Cividale fa il padre-padrone. Come presidente dell'associazione azionisti della banca queste cose le dicevo anche tra anni fa e sono stato sbeffeggiato anche se altri la pensavano come me». Anche all'interno delle forze dell'attuale maggioranza di centro destra non tutti amano il "palazzone". Anzi, qualcuno lo contesta allargando le braccia e appellandosi all'anonimato. «Evidentemente dichiara, invece, il sindaco Stefano Balloch ci troviamo di fronte a un investimento importante che si sta concretizzando di settimana in settimana. Si notano sia i cantieri in evoluzione sia i futuri edifici. La città si attende una risposta in termini edilizi adeguata alle aspettative che fanno parte del recupero di un'ex area così degradata. Il palazzo contestato? Quando l'area sarà riordinata sarà estremamente interessante sotto il profilo edilizio e saprà integrarsi col verde e le aree attrezzate predisposte». Intanto, proprio l'assemblea di centro destra è chiamata in questi giorni a rispondere a un'interpellanza dell'opposizione tutta. Che chiede lo stato di attuazione della convenzione per l'esecuzione delle opere di urbanizzazione e viabilistiche in ingresso al centro di Cividale, di fronte all'area Italcementi. Quella, appunto, della nuova sede della banca. L'architetto Giovanni Vragnaz definisce l'edificio «un po' arrogante dal punto di vista architettonico; anche il biancore è improprio. È un edificio di difficile comprensione: non ha orientamento; è uguale su tutti i fronti e starebbe bene o male in qualsiasi luogo perché c'entra nulla con quello che gli sta attorno. Sì, ci voleva soltanto questo obbrobrio in un'area già compromessa dal palazzetto e dalla grande distribuzione. Vuole essere contemporaneo e per questo è condannato a invecchiare molto rapidamente». La responsabile del'archivio del Capitolo di Cividale, Elisa Morandini, si affida alla zia. «Quando venne a trovarmi da Roma racconta rimase perlomeno sbalordita alla vista di quello che lei definiva un palazzo che pare un'impalcatura. Da parte mia, credo che il progettista non abbia cercato di rispettare, amare e valorizzare le caratteristiche della città ducale. Certo, ha fatto o ha voluto fare qualche cosa di dirompente. E purtroppo ci è riuscito in pieno. Certo è che l'amministrazione comunale avrebbe dovuto porre dei vincoli in sede di Piano regolatore. Ogni protesta purtroppo è andata in fumo. Ma tant'è! Già, che fare? «Poco o nulla» è la replica quasi corale. Per dirla con l'amara satira di Vragnaz «il medico che sbaglia può sempre seppellire il paziente. Qui invece, questa cosa ce la dovremo tenere».
Messaggero Veneto - Giornale del Friuli
20 Novembre 2011
Obbrobrio o capolavoro: il palazzo divide Cividale
DO
Domenico Pecile
Messaggero Veneto - Giornale del Friuli
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