Il tetto andava riparato prima dell'inverno, ormai è tardi. Un'associazione si batte per il recupero L'antico convento francescano è aggredito da vandali e degrado SANTA FIORA. Ancora nulla di fatto per l'inizio dei lavori che avrebbero dovuto interessare prima dell'inverno, il tetto e il pavimento della chiesa del Convento francescano di Selva, nel comune di Santa Fiora, uno dei gioielli architettonici e storici dell'Amiata, ancora integro e famoso anche perché custodisce al suo interno la testa del drago che la leggenda vuole fosse stato ucciso dal conte Guido Sforza che liberò la montagna dal tremendo mostro. Un luogo magico, diventato sede di bivacchi e di vandalismi: vetri piombati e decorati in frantumi, porte aperte nei locali adiacenti alla chiesa, portoni divelti, finestre che danno sul chiostro conventuale spalancate, materassi sventrati, tracce di passaggi e distruzione generale. Il convento e la sua chiesa sono stati salvati solo dal volontariato di alcuni soci e amici dell'associazione La Selva che da anni si battono perché il sito sia riconsegnato alla fruizione turistica e sia impiegato come sede di soggiorno per gruppi, anziani e studenti. Luciano Tortelli, uno dei membri dell'associazione che si picca di tutelare l'antico convento francescano, spiega a che punto è l'iter che dovrebbe portare al restauro. «Sono cautamente ottimista - spiega - perché sono stato presente mesi fa ad un sopraluogo con addetti della Sovrintendenza e due responsabili della curia di Pitigliano». Un monitoraggio molto rigoroso da parte dei tecnici e degli ecclesiastici, che hanno assicurato che è in programma il rifacimento del tetto e anche di parti del pavimento della chiesa. A questo bisogna aggiungere che anche il vescovo di Pitigliano, in occasione di una visita, si è speso in maniera solenne nella promessa di un prossimo ripristino. «Tutto questo, però - continua Tortelli - sarebbe dovuto avvenire prima dell'inverno. Come temevo siamo arrivati lunghi e non è certo questo il periodo adatto per scoprire i tetti. Si rischia un ulteriore disagio per questo complesso già duramente messo alla prova da vandalismi del tempo e dell'uomo». Eppure, nonostante il ritardo nell'inizio dei lavori, Tortelli è fiducioso: «Stavolta ci credo perché la promessa è stata fatta. Agli inizi della primavera se non vedremo nulla di fatto torneremo a far pressing». E aggiunge anche altro: la possibilità di creare un centro di accoglienza a Selva. «Per l'altra parte del convento, quella di proprietà dell'Antoniano (è l'area più recente, ndc) ci sono vari interessi che però non sono stati concretamente precisati. Si parla di riconvertire l'area in un centro per l'accoglienza di anziani, ma di più non è dato sapere per ora. Vedremo». Alla fine Tortelli manifesta anche un timore reale, quello che tutto si sia fermato, perché il luogo è curato per quanto possibile da alcuni volontari: «Non vorrei che il tutto si fosse "raffreddato" dal momento che adesso tutto il complesso edilizio è stato bonificato e messo in sicurezza ad opera di gente di buona volontà che si è fatta carico di bloccare porte, finestre, tagliare l'erba, ripulire i resti dei bivacchi e garantire sorveglianza continua. È triste vederlo abbandonato, ma almeno non è più un ricettacolo di immondizie e luogo per festini».