Sutera. È morto all'improvviso all'ospedale di Agrigento, don Giuseppe Carruba, Arciprete di Sutera. Nasce il 4 febbraio 1927, il 29 giugno 1950 è ordinato prete da Mons. Giovanni Iacono e destinato a Sutera come vicario cooperatore presso la Chiesa Madre. Il 5 marzo 1972, Mons. Francesco Monaco lo nomina arciprete della Chiesa Madre di Sutera. Il 29 giugno 2010 celebra il 60 anniversario di sacerdozio. Uomo e prete autentico, amico di tutti, capace di relazioni semplici e profonde, dallo sguardo limpido e vivace, dotato di arguzia e di intelligenza creativa, sentinella di un popolo, del suo popolo, della sua comunità. Si è identificato con la storia e la città di Sutera, ne ha condiviso la vita e i momenti più significativi. Profondamente radicato nella sua realtà, è stato attento all'enorme patrimonio artistico, culturale e religioso di questa cittadina dal passato ricchissimo e dalle tradizioni significative. La sua identificazione è passata attraverso l'attenzione all'arte, alla storia e alla pietà popolare. Diventato arciprete di Sutera, si è dedicato con grande passione e competenza alla salvaguardia e al recupero del patrimonio artistico. Lo documentano i lavori alla volta centrale della Madrice, alla Chiesa di San Francesco, l'attenzione alla Chiesa del Carmine. Ha anche collaborato alla realizzazione del Museo degli ori e degli argenti. Innamorato dell'arte e dell'arte locale, ne è stato promotore e cultore. La via della bellezza è stata per lui strumento di educazione delle nuove generazioni e del suo popolo. Negli anni dell'insegnamento di religione, dal '60 all'80 presso la scuola locale, e in tutte le occasioni in cui ha potuto, si è impegnato a rivelare il volto della fede nelle immagini e nelle linee architettoniche che la fede stessa, nei secoli, aveva prodotto. Bellezza e storia locale hanno continuamente stimolato la sua intelligenza creativa e ne hanno fatto uno storico brillante e attento delle tradizioni e della vita del suo popolo, convinto com'era che la conservazione dell'identità passasse attraverso il recupero della memoria, soprattutto in un contesto di forte emigrazione. Così facendo, ha contribuito in misura importante alla coesione e al rispetto delle tradizioni della comunità suterese. La sua azione pastorale è passata in modo tutto particolare attraverso la pietà popolare, originale forma di pedagogia, di educazione alla fede. E l'attenzione alle confraternite è diventata attenzione al patrimonio religioso come fonte e sorgente della pietà popolare, parte integrante della vita di ieri e di oggi della comunità cristiana di Sutera. Documentazione di questo processo di identificazione e di passione è il libretto "Feste religiose e tradizioni popolari a Sutera": il cammino di un popolo che si snoda attraverso una straordinaria litania di feste, nelle quali si intrecciano valori culturali e religiosi, storici e pastorali. Don Giuseppe Carruba è stato vigile sentinella e gioioso costruttore della comunità cristiana nell'ordinarietà e nella quotidianità di una presenza discreta e instancabile, con il cuore e gli occhi aperti a questa realtà che ha accompagnato da padre, amico e fratello, vigile e discreto, appassionato e intelligente. Costruttore silenzioso della comunità cristiana, radicato in una spiritualità profonda e silenziosa, in una vita contemplativa nascosta ed efficace. Non gli sono mancati riconoscimenti, come quello di quest'anno, la "Pergamena Pirandello" 2011, iniziativa agrigentina delle città e i paesi di Pirandello. Il Santuario di Sant'Onofrio e San Paolino di cui è stato Rettore: su quel balcone suggestivo che è la cima della Rocca è l'icona della ricchezza di questo popolo e della presenza di Don Giuseppe Carruba che, sotto il fascino e la testimonianza sempre viva della santità di S. Onofrio e S. Paolino, espressa anche dallo splendore delle sante "casce", sono parola eloquente e linguaggio vivo del suo impegno, della sua fede, della sua appassionata appartenenza alla realtà di Sutera. L'ho incontrato l'ultima volta domenica scorsa, nel pomeriggio, con una delegazione di amici magistrati brasiliani e l'ho trovato orante, al tramonto di una domenica come tante, con la preghiera dei Vespri tra le mani. Orante, accogliente, sorridente. Una fede festosa, calda di amicizia e di rapporti autentici, quasi anticipazione del Vespro della sua vita.