Roma Capitale. Lunedì il consiglio dei ministri approverà il secondo decreto della riforma che dà poteri alla città Alemanno: «Un segnale politico importantissimo. La Lega? Per noi è finito il Vietnam» «E' finita la discriminazione nei confronti di Roma e questo è molto importante". Così il sindaco Alemanno saluta con soddisfazione (e orgoglio) l'annuncio del presidente del Consiglio, Mario Monti, di portare nel Consiglio dei ministri di lunedì il secondo decreto attuativo della riforma di Roma Capitale. Un annuncio che ha sorpreso molti ma non chi in queste ultime 48 ore ha tentato il tutto per tutto per non far scadere il termine ultimo del 21 novembre. Pena la decadenza dell'intera riforma. Il decreto stato già firmato nel pre-consiglio dei ministri di ieri e, da lunedì scatterà il nuovo termine di 150 giorni per completare gli altri 4 passaggi istituzionali. Cinque mesi per fare di Roma una vera Capitale. Poi la Regione avrà 90 giorni per trasferire le proprie deleghe. In sostanza, una volta portata a compimento la riforma Roma avrà più poteri. Al Campidoglio quindi dovrebbero andare la valorizzazione dei beni culturali, il commercio, le attività produttive, il turismo e la Protezione civile. Per quanto riguarda le deleghe regionali, si discuterà su urbanistica. ambiente e trasporto. Mario Monti ha detto sì. E lo ha fatto sorprendendo un po' tutti, tranne i pochi, pochissimi che non hanno mai smesso di lavorare e di sperare che nonostante la caduta del governo Berlusconi, la formazione del nuovo governo e le priorità da affrontare, quella firma sul secondo decreto attuativo della riforma di Roma Capitale da mettere entro il 21 novembre, sarebbe arrivata per tempo. E così è stato. Il pre-consiglio dei ministri, la consueta riunione per esaminare gli atti da votare poi nella seduta ufficiale di lunedì ha infatti già votato il secondo decreto attuativo di Roma Capitale. Una svolta che rimette in moto l'intero percorso e che, entro cinque mesi al massimo, darà finalmente a Roma poteri e dignità. E pensare che c'era chi solo una settimana fa chiedeva le dimissioni del sindaco Alemanno, nel giorno della caduta del governo Berlusconi e, quando le possibilità dell'approvazione del secondo decreto attuativo, erano praticamente ridotte al lumicino. La svolta è arrivata giovedì, quando Alemanno ha preso contatti con i ministri romani del nuovo governo e ha incontrato personalmente il sottosegretario Catricalà. Nelle stesse ore il senatore Cutrufo, primo firmatario della legge parlamentare e responsabile degli Enti Locali del Pdl con delega a Roma Capitale, preparava un documento da far sottoscrivere a tutti i parlamentari romani per chiedere proprio a Monti di firmare il decreto. «Con questo provvedimento direi che il governo Monti parte con il piede giusto - commenta soddisfatto Cutrufo - un segnale importante e decisivo per la Capitale. Adesso il decreto dovrà passare l'esame delle commissioni Bilancio alla Camera e al Senato, la Conferenza Stato-Regioni e la "bicameralina" sul Federalismo. Una volta approvato il decreto anche questa parte sarà legge e la riforma sarà così completata. Poi la Regione dovrà entro 90 giorni definire le deleghe da trasferire alla Capitale». Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente della commissione regionale Federalismo Fiscale, Marco Di Stefano, da quello comunale Francesco Smedile che riconosce «premiata la tenacia di Alemanno», dal deputato Pd Gasbarra, dal coordinatore Pdl Roma Sammarco. Ma soprattutto il segnale cosl forte e deciso di Monti è stato apprezzato dal presidente della Provincia Zingaretti e della Regione, Polverini. A loro adesso, insieme al sindaco Alemanno, la responsabilità di abbattere ogni alibi: la Lega non influisce più sulle scelte del governo.