«Subito il via al decreto per Roma Capitale» Sarà il primo provvedimento esaminato dal nuovo governo Lunedì il via libera al decreto. Alemanno: grande riconoscimento. La Lega: cominciamo male Stato e Regione cederanno molte competenze al Campidoglio ROMA - Andrà avanti la riforma di Roma Capitale, che prevede status e poteri speciali per la Città eterna. Salvata in extremis dall'intervento del presidente della Repubblica, grazie anche al pressing esercitato da Gianni Alemanno su Giorgio Napolitano e su Antonio Catricalà, neo sottosegretario alla Presidenza del consiglio. E dalla lettera inviata al nuovo premier da tanti parlamentari romani, messi insieme dal senatore Pdl Mauro Cutrufo, che nei tre anni passati da vice sindaco in Campidoglio aveva lavorato a tempo pieno su questo fronte. Ieri, l'annuncio del premier Mario Monti: il prossimo consiglio dei ministri si terrà «lunedì mattina, per adottare uno schema di decreto legislativo su Roma Capitale». Non una data qualsiasi, nell'agenda del governo: proprio il 21 scade la delega del Parlamento per licenziare il secondo decreto, quello dei poteri. Passato questo limite si dovrebbe cominciare daccapo, e la riforma rischierebbe di finire su un binario morto. Alemanno parla di «un grande riconoscimento politico e istituzionale» per la città. Ma lo stop definitivo era a un soffio: venerdì scorso, ultima riunione presieduta da Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, era arrivato anche l'ok della governatrice Renata Polverini all'accordo con il Campidoglio. Ma la Lega Nord si è messa di traverso, facendo slittare il decreto all'ultimo giorno utile (e al governo successivo). Ora, il procedimento si sdoppia. Il Parlamento, entro 90 giorni, dovrà convertire il decreto in legge, nella parte che riguarda le competenze che passeranno dallo Stato a Roma Capitale: la valorizzazione dei beni artistici, ambientali e fluviali (in concorso con il ministero peri Beni culturali); lo sviluppo economico e sociale, con particolare riferimento al settore produttivo e turistico; la protezione civile, di concerto con il dipartimento nazionale. Il vero nodo riguarda però i poteri in trasferimento dalla Regione al Campidoglio. Su materie di grande rilievo, come l'urbanistica, l'edilizia pubblica e privata, i servizi urbani (a partire dai trasporti) e la tutela dell'ambiente. I confini delle nuove competenze capitoline saranno delimitati in un protocollo d'intesa tra i due enti, che dovrà poi trasformarsi in legge regionale. « Il secondo decreto è importante per due motivi - sintetizza l'inquilino del Campidoglio - da una parte indica una serie di poteri che passano dai ministeri a Roma Capitale, dall'altra perché legittima la legge regionale che regolerà i rapporti tra Regione e Roma Capitale». Soddisfatta la Polverini: «È una buona notizia», dice la presidente della Regione Lazio, che però frena sulle competenze da cedere alla Capitale: «Aspettiamo che esca il decreto». Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, plaude alla decisione di Monti, «che ha superato i problemi che il testo aveva avuto nel vecchio governo Berlusconi». «Stiamo assistendo al bello della politica, o più semplicemente e finalmente alla politica vera, quella che costruisce la società e la fa progredire - esulta Cutrufo -. La collaborazione istituzionale regala ai cittadini romani una grande riforma, i cui effetti saranno utilizzati e percepiti nella loro importanza nei prossimi anni». Gianni Sammarco, coordinatore romano Pdl, ricorda che «da nuova governance della nostra città è stata fortemente voluta dal governo di Silvio Berlusconi». Nel Pd, invece, il deputato Enrico Gasbarra punta il dito contro «tutti coloro che in questi mesi si sono resi protagonisti di polemiche e lotte interne sia nella maggioranza che sosteneva il governo Berlusconi che nella destra al governo della Capitale e della Regione». Ma il senatore Lucio D'Ubaldo pone un problema politico: «visti i mutamenti del quadro nazionale, dove non c'è più una maggioranza e un'opposizione come prima, sarebbe necessario un segnale di discontinuità anche nella riforma di Roma Capitale, che andrebbe ridiscussa in Parlamento». Il presidente della commissione capitolina Roma Capitale Francesco Smedile (Udc), elogia «la tenacia del sindaco Alemanno». Ma la Lega non ci sta: per il vice presidente dei deputati del Carroccio, Luciano Dussin, il governo Monti «comincia malissimo».
Monti parte da Roma Capitale
Riassunto in 200 parole:
Il governo Monti ha deciso di procedere con la riforma di Roma Capitale, che prevede status e poteri speciali per la città. Il decreto è stato approvato dal premier Mario Monti e sarà esaminato dal consiglio dei ministri lunedì. La riforma prevede la cessione di molte competenze dallo Stato alla Regione e poi al Campidoglio, tra cui l'urbanistica, l'edilizia pubblica e privata, i servizi urbani e la tutela dell'ambiente. Il protocollo d'intesa tra la Regione e il Campidoglio dovrà poi trasformarsi in legge regionale. Il secondo decreto è importante per legittimare la legge regionale che regolerà i rapporti tra Regione e Roma Capitale.
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