Il numero otto sembra essere il destino della Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale in via Crispi. Aperta solo dal 1995 al 2003 e poi chiusa fino ad oggi, finalmente riapre dopo otto anni. E per la nostra città è una bella conquista. Ricca di quasi 3200 opere acquistate fin dal 1883, la Galleria Comunale d'Arte Moderna rinasce nell'antico convento delle Carmelitane Scalze ma ha disposizione non più di 600 metri quadrati. Così si seguirà una strategia di mostre che presenteranno nuclei significativi della collezione anche fuori sede. «Pensiamo anche - ha detto l'Assessore alle Politiche Culturali Dino Gasperini - ad un ampliamento del padiglione a fianco della Galleria e a conquistare nuovi spazi». La mostra inaugurale, intitolata «Luoghi, figure, nature morte» e curata da M.E. Tittoni, M.Catalano, F. Pirani e C. Virno, presenta 140 opere ed «unisce capolavori di vere e proprie star del nostro '900 ad opere di artisti spesso ingiustamente dimenticati, quasi tutte di altissima qualità», come ci dice Federica Pirani. Ne viene fuori un percorso che dall'ultimo quarto dell'ottocento arriva agli anni quaranta del ventesimo secolo. E soprattutto nella sezione «Roma: realtà e visione» è protagonista una città dalle tante facce e in cui spesso torna nelle cifre più diverse l'apparizione del Colosseo, maestoso in Achille Funi, spettrale in Giovanni Stradone, scarno in Francesco Trombadori. Strepitose le «Demolizioni» di Afro e Mafai e neppure tanto lontane dalla realtà di oggi visto che affacciandosi dal chiostro dell'antico convento si vede ancora un palazzo sventrato su via Zucchelli. Anche una visita frettolosa non può tralasciare il «Combattimento di gladiatori» di de Chirico, la «Via che porta a San Pietro» e il «Cardinal Decano» di Scipione, «La diavoleria» di Ferruccio Ferrazzi, «La famiglia» di Mario Sironi, l'«Autunno» di Alberto Savinio, la «Natura morta» di Giorgio Morandi, Senza trascurare le sculture, con la raffinata e drammatica «Maschera del dolore» di Adolfo Wildt e il sognante, magnifico «Pastore» di Arturo Martini.