Fanfani: «È della Fraternita, la revoca del deposito annulla tutto» LA STORIA L'istituzione rinunciò alle carte nel 1921 L'affaire Vasari si arricchisce di un nuovo capitolo e nessuno può gridare alla sorpresa: ogni giorno, ormai, ha in seno un colpo di scena. «Insieme alla Fraternita dei Laici annuncia Fanfani facendo seguito a un'idea maturata negli anni stiamo predisponendo quanto necessario per recuperare la proprietà dell'Archivio Vasari. Le frequenti dichiarazioni dei Festari non tengono conto di un elemento fondamentale e cioè che la loro proprietà non è assolutamente indiscutibile. E tutte le cause a cui fanno riferimento non possono essere opponibili alla Fraternita dei Laici che non è mai stata parte in causa. Fino ad oggi. Ricordo infatti che nel 1921 la sua rinuncia alla proprietà dell'Archivio Vasari fu condizionata e determinata dal deposito perpetuo delle carte al Comune di Arezzo». Da qui secondo Fanfani, discende una verità: «Questa condizione è venuta meno per volontà dei Festari che hanno chiesto e ottenuto la revoca del deposito. Riteniamo che decaduta la condizione, decada anche la rinuncia della Fraternita e quindi adesso stiamo mettendo a punto tutte le azioni che consentano alla Fraternita dei Laici di recuperare la proprietà dell'Archivio». Il sindaco, già nel marzo 2010, aveva dato incarico all'avvocato perugino Gerardo Gatti di studiare tutti gli incartamenti relativi alla rinuncia all'archivio da parte della Fraternita nel 1921. L'Istituzione, per la verità proprio in quell'anno ormai lontano aveva rivendicato il possesso dell'Archivio. Era appunto il 1921 ma fu il sindaco dell'epoca, Carlo Nenci, a bloccarla, sulla base del compromesso raggiunto con i proprietari dell'epoca, i Rasponi Spinelli, di cui i Festari sono i discendenti. Il grande Giorgio, morto senza figli, lasciò i suoi beni al fratello, specificando che in caso di estinzione della famiglia passasse tutto alla Fraternita. L'ultimo discendente morì in effetti a metà del '600, il patrimonio andò sì alla Fraternità ma non l'archivio, trattenuto dagli esecutori testamentari, fra cui un Rasponi Spinelli. I preziosi documenti furono ritrovati nel 1908 nell'archivio della nobile famiglia fiorentina e da quel momento le carte vennero rivendicate dalla Fraternita prima della rinuncia del 1921. Morto il conte Rasponi Spinelli, senza eredi diretti, le sue proprietà passarono alla governante e amica Festari, madre del conte Giovanni Festari, scomparso dopo aver ottenuto il riconoscimento della proprietà del bene. Poi, di mano in mano, ecco che proprietari sono diventati i quattro figli del conte Giovanni. La domanda che si pone è adesso la seguente: la rinuncia del 1921 ha reso nulla qualsiasi ulteriore azione in tribunale? Il sindaco vuol provarci lo stesso e ha di nuovo dato mandato al suo ufficio legale di studiare la questione insieme alla Fraternita. Insomma, è una battagli senza esclusione di colpi.