I musei statali veneziani sono ormai all'emergenza per la carenza di personale di sorveglianza. Ieri è rimasto chiuso per tutta la mattinata Palazzo Grimani - riaperto solo parzialmente nel pomeriggio - e altrettanto è accaduto per l'intera giornata per il secondo piano della Galleria Franchetti alla Ca' d'Oro, per lo stesso motivo. Basta l'influenza di un paio di dipendenti per mettere in crisi l'intero sistema museale. Il problema principale, oltre alla carenza della pianta organica, è la mancanza di fondi per pagare il personale che deve tenere aperte le Gallerie dell'Accademia, la Ca' d'Oro, il Museo Archeologico, l'Orientale e Palazzo Grimani, visto che quelli erogati alle cooperative che affiancano i dipendenti del Polo Museale sono ormai esauriti. «Cerchiamo di mantenere pienamente in funzione il polo museale - ha dichiarato anche di recente la nuova Soprintendente Giovanna Damiani - nonostante le difficoltà crescenti in termini di mancanza di fondi e di personale di sforzi e con un'oggettiva situazione di incertezza». Il tentativo è infatti quello di tenere comunque aperto l'intero sistema museale, ma è già capitato che la sorveglianza della Ca' d'Oro sia stata affidata solo a due persone, al di sotto dei limiti di sicurezza, e a Palazzo Grimani diventa sempre più difficile garantire un'apertura regolare. Problemi minori per le Gallerie dell'Accademia, per il museo Orientale e per il Museo Archeologico, grazie anche all'inserimento nel circuito marciano. Ma a fine anno altri due custodi dell'archeologico dovrebbero andare in pensione, aprendo un problema di personale anche in quel museo. Ed è impensabile, allo stato attuale, pensare di poter aprire le Grandi Gallerie - con la nuova ala nell'ex convento della Carità, i cui lavori volgono al termine - contando solo sul personale in servizio. «Dipendenti che - ricorda in un comunicato al soprintendente il coordinatore regionale della Uil Beni Culturali - con le note carenze di organico, sono costretti ad aprire i musei sotto i limiti di sicurezza, per quanto riguarda i minimi previsti dai relativi piani, o superare il 50 per cento dei festivi per permettere l'apertura dei siti contro ogni norma contrattuale o legale». Una situazione sempre più difficile, per i musei statali veneziani, che rischia prima o poi di degenerare.