Una «sensazionale scoperta», che poi «ha fatto il giro del mondo», è stata preannunciata la settimana scorsa dal sito del Sacro Convento di Assisi. A fare tale scoperta è stata una nota studiosa di storia francescana, Chiara Frugoni. Tutti i media l'hanno rilanciata con grande enfasi. Il sito del Corriere della sera - per dire - l'ha proposta così: «Assisi, scoperto dopo ottocento anni volto di un demone nell'affresco di Giotto», «Rivelazione importante nella storia dell'arte». Stiamo parlando ovviamente del celebre ciclo giottesco nella basilica superiore di Assisi. La Frugoni, nella ventesima scena, quella della morte di Francesco e dell'ascesa della sua anima al Cielo, ha scorto, nella bianca nuvola che avvolge il santo, il profilo di un volto e ha ritenuto di identificarlo con un inquietante demone, dotato di corna. Ha spiegato che «forse non fu soltanto un'impertinenza sfuggita fino a oggi all'occhio di tutti. Nel Medioevo si credeva che anche nel cielo abitassero i demoni che ostacolavano la salita delle anime: èun significato ancora da approfondire, ma che sembra destinato a dare buoni frutti». La studiosa ha sottolineato poi che la sua scoperta ha «un grande valore per la storia dell'arte» in quanto si riteneva, fino ad oggi, che il primo pittore ad aver usato le nuvole per alludere ad altre immagini fosse Andrea Mantegna, col suo San Sebastiano del 1460, dove si scorge «sullo sfondo del cielo, un cavaliere che emerge da una nuvola. Ora», afferma la Frugoni, «questo primato del Mantegna non è più tale». Forse con eccessiva fretta sul sito del Sacro Convento il padre Enzo Fortunato, addetto stampa del Santuario, è corso a costruire ragionamenti teologici su quella che era e resta solo un'ipotesi. Così la presenza del demone della nuvola è diventata una certezza, che prova come «il sentire popolare venga raccolto e raccontato». Padre Fortunato ha aggiunto: «Questa scoperta può farci comprendere a livello catechetico l'importanza di oggettivare il male per non accoglierlo nella propria vita». Che strane corna... Spingendosi perfino oltre - in fatto di corna - il religioso arriva a scrivere: «Un altro esempio di come i riti apotropaici, gesti del linguaggio popolare, fossero proposti nell'arte, lo troviamo in una vetrata istoriata custodita nel Salone papale del Sacro Convento, dove si trova una rarissima madonnina che fa il gesto delle coma ad indicare l'allontanamento del male, del demonio». Sbigottiti dall'idea di una «madonnina» che «fa le corna» per allontanare il diavolo - in realtà esistono altre interpretazioni della gestualità nelle raffigurazioni medievali - torniamo all'affresco di Giotto. La scoperta della Frugoni, certamente interessante, lasciava dubbiosi sull'interpretazione in quanto le «due corna scure» del demone non sono affatto certe, inoltre la raffigurazione del diavolo da parte di Giotto, altrove, è alquanto diversa da quel profilo decisamente umano (e perfino sorridente) contenuto nella nuvola. Infatti hanno cominciato ad emergere interpretazioni diverse. Per esempio su un sito cattolico Luigi Codemo ha suggerito l'ipotesi che quel profilo sia piuttosto una luna, anzi una mezzaluna, «con fattezze umane, che sorride, come se ne vedono in moltissimi dipinti, nelle miniature, negli stemmi araldici». A sostegno della sua ipotesi Codemo porta una primaria fonte francescana a cui Giotto può ben essersi ispirato: la Vita seconda di san Francesco scritta da Tommaso da Celano. Al capitolo CLVXIII, infatti, dove è narrata la morte del santo, si le b: e: «Un frate suo discepolo, assai rinomato, vide l'anima del padre santissimo salire direttamente al cielo. Era come una stella, ma con la grandezza della luna e lo splendore del sole, e sorvolava la distesa delle acque trasportata in alto da una nuvoletta candida». Secondo Codemo la scena dipinta da Giotto corrisponde precisamente a questo passo di Tommaso da Celano. Dati contrastanti Altri elementi molto interessanti sono proposti da Francesco Colafemmina che cura un sito sull'arte sacra molto ben fatto. Dopo aver segnalato che Giotto dipinge il diavolo in modo ben diverso da quel profilo della nuvola (lo si può vedere nel Tradimento di Giuda della Cappella degli Scrovegni), Colafemmina sostiene l'ipotesi del «divertissement pittorico» e mostra la somiglianza fra quel profilo e quello dell'allegoria della Prudenza, sempre del ciclo assisiate. Infine rivela che quella nuvola con un profilo umano non è affatto un caso isolato, perché in un'altra scena del ciclo di Assisi, l'estasi di Francesco, Giotto ha di nuovo nascosto - nella nube che sta attorno al mistico - «un profilo che ricalca quello dei confratelli del Santo con lo sguardo volto all'insù». Anzi, a ben vedere, quella nuvoletta sembra nascondere pure altri profili, tutti assorti a guardare in alto. Colafemmina conclude: «Non mi risulta che qualcuno abbia mai scorto questo volto nell'affresco, ma mi auguro che quando giungeranno conferme a questa indicazione, qualcuno non voglia identificarlo con quello di un altro presunto e nebuloso demone». Peraltro c'è anche un'altra segnalazione che arriva da Luciano Buso, autore di un libro, uscito quest'anno, intitolato: Firme e date celate nei dipinti da Giotto ai tempi nostri. Nella scena di Esaù respinto da sacco (sempre ad Assisi) c'è infatti un panneggio che secondo l'autore nasconde un volto (in effetti sembra esserci). Un altro diavoletto? Qualcuno lo penserà. Ma qui non ci sono nuvole a giustificarne la presenza. E, oltretutto, c'è chi avanza dubbi dell'autore del dipinto (dubbi di paternità che, peraltro, in passato, hanno investito tutto il ciclo di Assisi). In effetti da tutte queste novità appare sempre meno fondata l'ipotesi del demone nella nuvola. Casomai si ha la sensazione che i pittori medievali riuscissero a sbizzarrire la loro fantasia pure con una committenza rigorosa come quella del santuario francescano. E viene da pensare che davvero esagerata sia la fretta dei moderni, desiderosi di far notizia e di correre a conclusioni quando è ancora il tempo delle prudenti ipotesi e dello studio paziente e rigoroso. In ogni caso di fronte a un capolavoro epocale come quello di Giotto ad Assisi è opportuno che i particolari di piccola importanza non facciano dimenticare l'essenziale. I vizi dei moderni Ci dice Francesco Mori, storico dell'arte e pittore: «Le cose essenziali non sono questi dettagli o varie loro interpretazioni, ma è lo stile stesso in cui sono realizzate le figure, qualunque ne sia il significato». Cosa significa? «L'aver abituato il pubblico a soffermarsi solo sugli aspetti concettuali - mettendo in secondo piano la forma, come ha fatto l'arte contemporanea - ci fa perdere di vista il vero cuore dell'arte di Giotto, colui che - dopo secoli di ripetizione di modelli astratti, di tradizione bizantina - ha fatto una rivoluzione: ha iniziato a riprodurre le fattezze del reale così come le percepiva con i suoi occhi. Tridimensionalità, prospettiva intuitiva e unificazione della fonte luminosa. Tutto questo afferma la positività e il fascino della realtà, in accordo con lo spirito di Francesco (cioè con il cristianesimo). E da qui nasce l'arte italiana».
Libero
18 Novembre 2011
ASSISI - I critici hanno fretta di trovare diavoli nascosti nelle nuvole. È stato presentato come scoperta sensazionale, ma sul volto demoniaco negli affreschi di Assisi restano molti dubbi
AN
Antonio Socci
Libero
Artista / Persona
Bene culturale
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