Ha vissuto nello stesso modo con cui trattava le preziose sculture in ceramica e terracotta che tanto amava studiare: con curiosità, delicatezza ed eleganza. Dopo una grave malattia è morta mercoledì a 58 anni la storica dell'arte Maria Grazia Vaccari. In tanti, colleghi, amici, parenti, ex allievi, ieri hanno voluto dirle addio nella pieve di S. Giovanni a Signa, dove viveva con il marito. Era nata a Nardò, in provincia di Lecce, ma aveva scelto Firenze come sua città: qui, subito dopo la laurea, si era specializzata in storia dell'arte medievale e moderna, qui aveva trovato l'amore e si era sposata. E qui ha lavorato al servizio del ministero dei Beni culturali, ricoprendo diversi ruoli «ma sempre al massimo dell'impegno, della competenza e della dedizione» come ricorda la soprintendente del Polo Museale Cristina Acidini. All'Opificio delle Pietre Dure, dove è rimasta circa dieci anni, si è occupata del settore Materiali ceramici e plastici, la sua grande passione, e dei laboratori di disegni e stampe, tessuti e ceramiche. Passata al Polo Museale è stata vicedirettrice del Bargello, dal 2000 al 2008, e dell'Ufficio Restauri. Ha scritto libri, pubblicazioni, ha partecipato a studi e convegni internazionali. L'ultimo regalo che ha fatto a Firenze è stato contribuire ad aprire alla città le porte del Museo Casa fiorentina Palazzo Davanzati. Con lei, prima come vicedirettrice poi come direttrice, la trecentesca dimora di via di Porta Rossa è diventata davvero una «seconda casa» per i fiorentini: non solo un museo da ammirare e visitare ma un luogo accogliente dove incontrarsi per eventi e appuntamenti musicali. Recentemente poi, nonostante la malattia, si era buttata con entusiasmo in un nuovo progetto: la «fusione» degli Amici del Davanzati con l'associazione degli Amici del Museo di Casa Martelli. «Da direttrice del Museo della Casa Fiorentina Palazzo Davanzati, ha dato a quel luogo così particolare e amato la sua impronta colta e raffinata, sviluppando progetti scientifici e insieme ospitando serate di spettacolo e mostre, per far vivere il museo e le raccolte spiega ancora Acidini Continuerò a rimpiangerla, con i colleghi tutti, per l'insostituibile presenza professionale, e non meno per l'umanità intelligente e sensibile, con la quale ha saputo creare intorno a sé bellezza ed armonia». «Sapeva fare il suo mestiere, ma in più aveva una dote umana, un'umiltà e una discrezione che non sempre sono facili da trovare nel nostro ambiente», sottolinea anche Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi. Chi ha lavorato con lei, la ricorda come una storica di grande professionalità e competenza, ma soprattutto come una donna umanamente speciale.