"Ladorazione dei Magi" fu al centro dieci anni fa di violente polemiche. Ma ora... Quattro mesi di accurate e delicatissime indagini diagnostiche per lAdorazione dei Magi, la grande pala incompiuta di Leonardo da Vinci, considerata uno dei suoi capolavori più rappresentativi, che martedì allalba ha lasciato gli Uffizi per essere trasportata allOpificio delle pietre dure. Qui sarà esaminata con le più moderne e sofisticate tecnologie da un pool di esperti composto da tecnici dellistituto fiorentino, dellIstituto nazionale di ottica, dellIfac, dellInfn, dellEnea e degli atenei di Bologna, Firenze, Perugia e Pisa, che ne valuteranno lo stato di conservazione e ne analizzeranno i materiali e le tecniche di realizzazione. Unoperazione che potrebbe aprire la strada, se necessario, a un successivo intervento di tipo conservativo: lopera presenta infatti una superficie alterata per laccumulo di numerosi strati di vernici ossidate, che non soltanto ne rendono difficile la lettura, ma costituiscono un rischio per la sua conservazione, poiché possono, col tempo, produrre microstrappi della superficie. A permettere lavvio del progetto definito dalla soprintendente al Polo museale Cristina Acidini «un fatto epocale», dato linestimabile valore dellopera finanziamenti ministeriali, dellArcus e un cospicuo contributo dellassociazione Amici degli Uffizi presieduta da Maria Vittoria Rimbotti, che conta allattivo oltre 6 mila soci. Iniziata da Leonardo nel 1481 per il monastero di San Donato a Scopeto, e mai terminata a causa del trasferimento dellartista a Milano, lAdorazione rappresenta, ha ricordato il direttore degli Uffizi Antonio Natali, «uno dei primi testi fondanti di quella "maniera moderna" di cui il Vasari parla nelle Vite»: «Vi si possono leggere ha spiegato caratteri che saranno dominanti nella pittura di inizio '500: una scaramuccia fra cavalieri che ritroveremo nella Battaglia di Anghiari, una testa rasata che ricorda il San Girolamo della Pinacoteca Vaticana, un affastellarsi di sculture ellenistiche intorno alla Vergine e le rovine di un tempio che sarà trasformato in chiesa cristiana, testimonianza, forse, di un viaggio a Roma fatto da Leonardo nel 1480». Dettagli, come anche una pietra sotto i piedi della Vergine, in gran parte non visibili allocchio umano proprio a causa delle vernici sovrapposte, e svelati da unindagine affidata a Maurizio Seracini nel 2002. E ai quali potrebbero aggiungersi, oggi, nuovi segreti, grazie a tecniche di diagnostica infinitamente più sofisticate. «Non nego che, da storico dellarte, mi piacerebbe se venisse fatto un intervento per permettere ai visitatori di vedere ciò che il quadro nasconde», ammette Natali. Ma la cautela è più che mai dobbligo. Anche perché, dieci anni fa, lannunciato restauro dellopera scatenò una lunga polemica con, da una parte, gli allora soprintendente Antonio Paolucci e direttrice Anna Maria Petrioli, convinti della sua necessità e, dallaltra, il critico James Beck (scomparso nel 2007), promotore con la sua Artwatch di una campagna internazionale contro lintervento che avrebbe, per lui, rovinato la pittura, delicatissima. Alla fine, fu Paolucci a desistere. «Non escludo che le polemiche si riaccendano dice Natali con Leonardo preoccuparsi è sempre comprensibile: certo è, però, che allepoca furono fatte tutte le analisi del caso, e quella di Paolucci fu una decisione politica». E poi: «Abbiamo un interesse analitico e, in seconda istanza, conservativo: non si tratta di capire se il quadro è malato, ma quanto. Ma ci si saprà fermare prima ancora di iniziare». «La parola restauro per ora è fuori luogo conferma Acidini sarebbe come se, di un paziente appena ricoverato per un check up, si chiedesse se sarà operato». Agli Uffizi, intanto, al posto dellAdorazione si aprirà una porta: darà accesso allo Stanzino delle matematiche e, da lì, alla Tribuna.