Di nuovo tensione a Casa Vasari ad Arezzo dove da Chianni sono tornati i fratelli Festari CHIANNI. Momenti di tensione ieri mattina a Casa Vasari ad Arezzo dove, alle undici e trenta, sono arrivati da Chianni i quattro fratelli Festari per prendere possesso dell'archivio. Ai giornalisti è stata sbarrata la scala che conduce alla stanza dove si trova l'armadio che contiene le carte reclamate dai Festari, ufficialmente per motivi di sicurezza: la stanza può infatti contenere un numero limitato di visitatori. Successivamente gli eredi sono saliti insieme agli avvocati che li rappresentano, Luca Poldaretti e Guido Cosulich. «Siamo qui per reclamare il possesso delle carte - ha sottolineato Leonardo Festari -: non vogliamo farle uscire da qui, ma semplicemente avere le chiavi dell'armadio blindato che le contiene e soprattutto essere avvisati quando queste vengono consultate dal momento che abbiamo visto in rete fotografie delle carte». Presente la Soprintendente archivistica della Toscana Toccafondi che è entrata insieme ai Festari. La procura di Arezzo dopo la denuncia presentata dai Festari con richiesta di sequestro dell'archivio non ha ancora preso alcuna decisione. La Soprintendenza si rifiuta di consegnare le chiavi ai Festari e non riconosce la sentenza della Corte d'Appello di Firenze che conferma i Festari come unici proprietari delle carte del Vasari che valgono milioni di euro. «I giudici sono ignoranti», ha ripetuto più volte la dirigente della Soprintendenza archivistica di Firenze negando ogni possibile accesso dei Festari al tesoro che hanno ricevuto in eredità da loro padre, morto nel corso del 2009. Neppure l'intervento dei carabinieri è servito a fare un po' di chiarezza nella vicenda. «Noi chiediamo soltanto che vengano rispettate le sentenze - hanno spiegato i quattro fratelli, che abitano a Chianni -. Sentenze che non lasciano dubbi sul fatto che l'archivio di Giorgio Vasari è di nostra proprietà». A quanto pare però i tentativi di prendere possesso dell'archivio che peraltro non è mai stato valorizzato dalla Soprintendenza sono più difficili del previsto. Fino a quando la famiglia Festari non ha rivendicato la proprietà dell'archivio nessuno aveva mostrato un interesse particolare sui documenti lasciati dal grande storico dell'arte.