PISA. C'è una strategia accompagnata dall'aiuto del caso dietro il successo di Palazzo Blu, diventato una macchina che produce eventi di successo. Il risultato è un filotto di tre mostre (Chagall, Mirò e ora Picasso) ciascuna delle quali ha portato a Pisa quasi l'equivalente degli abitanti della città. Numeri finora impensabili, che possono rappresentare una svolta per le prospettive del turismo e del "marchio" cittadino. «Quando nel 1999 nacque la Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa - spiega il presidente Cosimo Bracci Torsi - scegliemmo tre dei sei possibili settori d'intervento: beni e attività culturali, assistenza alle fasce sociali più deboli e ricerca scientifica. La scelta fu da subito quella di evitare gli interventi a pioggia». Pochi interventi, ma buoni, insomma, tali da lasciare una traccia. E da allora è arrivata alla città un'iniezione di oltre 100 milioni di euro. La Fondazione non aveva una sua sede, era in affitto dalla banca. «C'era la possibilità di acquistare il palazzo sul lungarno Gambacorti dove collocare anche la collezione d'arte che la banca possedeva, una collezione raccolta casualmente (molte opere erano state acquisite per debiti non pagati) che qualche presidente più colto aveva incrementato con acquisti mirati». Il palazzo viene restaurato per ospitare la raccolta e "avanza" uno spazio che si decide di destinare a esposizioni temporanee. E' il primo passo. «Le prime mostre furono dedicate alla cultura del territorio. Poi lo spazio è cresciuto ancora e abbiamo partecipato, contribuendo, alle varie mostre: Cimabue a Pisa, Sacre passioni, Pisa e il Mediterraneo». Bisogna tenerlo a mente il Mediterraneo. Quasi un promemoria, che tornerà buono in seguito. Intanto la macchina si era messa in moto. Ma mancava ancora un soggetto organizzatore forte. Il pool di enti pubblici e altri sponsor aveva buona volontà, ma difettava di capacità manageriali. «Ci chiedevano contributi rilevanti - ricorda Bracci Torsi - ed eravamo le uniche certezze. Le delibere pubbliche arrivavano invece sempre in extremis e ci facevano sudare freddo». Nel 2011 la Fondazione prende contatto con la Gamm, una società del gruppo editoriale Giunti esperta di organizzazione di mostre e eventi culturali, e avvia una collaborazione nella gestione del palazzo. Nasce allora l'idea. «Pensammo: perché non fare un'iniziativa di arte contemporanea, di cui non c'era alcuna tradizione a Pisa. Ricevemmo molte critiche, veniva contestata la scelta di principio». A quel punto il dado era tratto. Mancava ancora una copertura culturale, un gancio a cui appendere le mostre che si pensava di realizzare. C'era quel Mediterraneo, ricordo della mostra su Pisa. E venne fuori "Pittori del '900 sulle rive del Mediterraneo", tenue filo rosso per portare a Pisa in sequenza le mostre di Chagall, Mirò e Picasso. In più anche il palazzo è diventato un marchio di successo. Anche qui c'entra un po' il caso. Durante i restauri salta fuori sotto gli intonaci della facciata questo squillante colore blu, uno dei tanti che il palazzo aveva avuto nella sua storia plurisecolare, forse risalente al Settecento e al gusto di "casuali" ospiti russi. «La Fondazione decise di riproporlo e non fu facile avere la tinta giusta dalla Soprintendenza - ricorda Bracci Torsi - Molti telefonarono costernati protestando per quel colore». Appena steso, oltretutto, il colore era ancora più vivace e dirompente. Col tempo si è un po' attenuato, rimanendo comunque un segno ben visibile sulla scena del lungarno. E alla fine è piaciuto. Anzi, è diventato subito un segno identitario così forte che uno dall'occhio lungo come Oliviero Toscani suggerì e coniò il marchio Palazzo Blu, trasformando quella caratteristica abbastanza casuale in un logo. Vincente. La macchina degli eventi ora poteva girare a pieno ritmo. C'era un marchio forte, che contrassegnava anche fisicamente il Lungarno (impossibile non trovarlo). C'era la Gamm, società fornitrice di servizi e dell'intero pacchetto mostra, curatela compresa. Tutto il resto toccava alla neonata Fondazione Palazzo Blu. Restava da conoscere il responso del pubblico. La risposta è stata senza incertezze: 80.000 visitatori per Chagall, oltre 70.000 per Mirò, una partenza boom per Picasso che si attesterà probabilmente sugli stessi numeri della prima. E adesso che si lavora al nuovo programma, c'è da decidere soprattutto se continuare sulla strada intrapresa, quella dell'arte contemporanea e del Novecento, oppure imprimere una sterzata. Bracci Torsi, non ha dubbi: «Io sono dell'opinione che si debba proseguire su questa strada. Intanto perché con il successo di queste mostre abbiamo affermato una nostra identità. E poi perché Pisa è una città soprattutto di giovani e la scelta dell'arte moderna e contemporanea guarda soprattutto a loro». Oltre al fatto che il nome di autori arcinoti è garanzia di sicuro richiamo anche al di fuori della regione. Una scelta che verrà impostata in questi mesi, ma che non vedrà Bracci Torsi a portarla avanti. Il presidente è infatti in scadenza di mandato (inizio 2012) e non ha in mente sorprese. «E' bene che ci siano cambiamenti. Ho avuto la soddisfazione di veder nascere la Fondazione stando dall'altra parte, nella banca, e poi ho guidato la nascita e la crescita di Palazzo Blu. Ora è tempo di cambiare».
Pisa. Il caso e la strategia dietro la macchina che produce eventi
La Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa ha finanziato la creazione di Palazzo Blu, un luogo di esposizione d'arte che ha portato a Pisa numerose mostre di successo, tra cui quelle di Chagall, Mirò e Picasso. La Fondazione ha iniziato a finanziare la creazione di Palazzo Blu nel 1999, con l'acquisto del palazzo sul lungarno Gambacorti e la restaurazione per ospitare la collezione d'arte della banca. La Fondazione ha poi collaborato con la società Gamm per organizzare mostre di arte contemporanea e del Novecento, tra cui "Pittori del '900 sulle rive del Mediterraneo". La mostra ha avuto un grande successo, con oltre 80.000 visitatori per Chagall, oltre 70.
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