Commercialisti in campo per valorizzare il patrimonio artistico del Paese. L'industria culturale italiana, infatti, secondo l'Osservatorio dei beni artistici di Nomisma, vale il 4,9 del pil. Questo valore, insieme a quello del turismo culturale che è pari al 3 del pii, delinea uno tra i più rilevanti settori dell'economia nazionale. Secondo Vilma laria, presidente dell'Associazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili - sindacato nazionale unitario, «la valorizzazione di questo settore può rappresentare un motore per creare ricchezza in questo momento di crisi economica». Al congresso che si è svolto ieri a Torino dal titolo «Arte e cultura per creare sviluppo: la funzione del dottore commercialista e i beni artistici come opportunità di business», fra le altre cose, è emerso che, nonostante la crisi, come ricorda Nomisma, le previsioni non sono pessimistiche: più del 60 dei galleristi ritiene che il valore degli scambi del comparto dell'arte contemporanea risulterà costante o in lieve aumento, una percentuale che sale a oltre il 70 se ci riferisce al comparto dell'arte moderna. Le regioni al top in questo mercato sono la Lombardia (col 99,48 del valore delle transazioni), il Veneto (27,67) e il Piemonte (10,01 ), che però è l'unico dei tre in cui si registra un arretramento (nel 2009 la percentuale era del 15,62).
TORINO - Al commercialisti piace il business dell'arte
L'industria culturale italiana è un settore rilevante dell'economia nazionale, con un valore pari al 4,9% del PIL. Secondo l'Osservatorio dei beni artistici di Nomisma, il turismo culturale è un altro settore importante, con un valore pari al 3% del PIL. La valorizzazione di questo settore può rappresentare un motore per creare ricchezza in questo momento di crisi economica. I galleristi ritengono che il valore degli scambi del comparto dell'arte contemporanea e moderna risulterà costante o in lieve aumento, con una percentuale superiore al 60%.
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