Si è presentato al ministero dei Beni Culturali verso sera, ha parlato dieci minuti con il suo predecessore Galan, poi se n'è andato senza dire una parola a chi chiedeva impressioni e prospettive. Nessuno stupore, Lorenzo Ornaghi «è fatto in questo modo» dicono i suoi allievi dell'Università Cattolica e i suoi docenti. Non è sposato, non ha figli, e così nella sua prima visita al ministero si è fatto accompagnare da un nipote. Ha compiuto da poco 63 anni, brianzolo di Villasanta, un paese da cui si sente vicinissimo il rombo dei bolidi che corrono sul circuito di Monza. E' Magnifico Rettore della Cattolica da quando di anni ne aveva 54, riconfermato nella carica nel 2006 e poi nel 2010, a coronamento di una carriera iniziata in quella stessa università da studente di Scienze Politiche alla fine dei turbolenti anni 60. Laurea nel 1972, quindi più di un decennio da assistente e ricercatore, un breve passaggio all'Università di Teramo, il ritorno all'Ateneo di Largo Gemelli nel 1990 per ereditare la cattedra che fu del professor Gianfranco Miglio. A proposito: Miglio, che proprio in quel periodo si apprestava a divenire l'ispiratore di Umberto Bossi, è uno dei maestri del neo ministro. Il quale, inoltre, ai suoi studenti impone come libro di testo uno studio di Domenico Fisichella: «Ma non sono né leghista né di An» ha sempre precisato. E' un cattolico, e basta. Con forti legami con la Conferenza Episcopale Italiana di cui è consulente, oltre a far parte del consiglio di amministrazione di «Avvenire», quotidiano della Cei. In Facoltà raccontano che sia un docente molto severo. Durante le sue lezioni non vola una mosca, e ai suoi esami è piuttosto alta la percentuale di chi viene invitato a ripassare un'altra volta. Ieri aveva appena iniziato la lezione di Storia delle Dottrine Politiche nell'aula 3 quando si è interrotto: «Per le ragioni che forse ad alcuni di voi sono note, devo assentarmi per andare a Roma». Lo hanno salutato con un applauso e il suo annuncio postato dagli studenti su twitter. Oltre a vivere e respirare l'aria del mondo accademico come fosse quella di casa sua è osservatore incallito delle trasformazioni politiche della società italiana. E il suo libro più famoso, pubblicato per Laterza all'inizio del secolo, ha un titolo significativo: «Lo sguardo corto. Critica alla classe dirigente italiana».