Uno degli impegni assunti dal Governo italiano nella lettera all'Unione europea del 26 ottobre scorso (in risposta alla richiesta di interventi per la crescita e la riduzione del debito pubblico) riguarda «dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico»: entro il 30 novembre il Governo definirà in materia un piano che preveda almeno 5 miliardi di proventi l'anno nel prossimo triennio; inoltre entro il 31 dicembre affiderà a una commissione ristretta di personalità di prestigio «l'elaborazione di un piano organico per l'abbattimento del debito attraverso anche le dismissioni». Sembra dunque che le dismissioni, e in particolare quelle del patrimonio inunobiliare, diverranno una voce cruciale delle imponenti manovre finanziarie previste nel triennio 2012-14, e ciò naturalmente non potrà che aggravare i rischi che esse possono comportare per la tutela del patrimonio culturale. Più volte in quest'ultimo decennio, a partire dal decreto legge n. 351 del 2001 (tra l'altro con le privatizzazioni mediante cartolarizzazione), dalla legge 112 del 2002 (che istituì la Patrimonio Spa), fino ai decreti sulla finanza pubblica del 2011, sono state introdotte nuove e specifiche nonne e programmi operativi per una politica di dismissioni e di valorizzazione del patrimonio pubblico, insiemi a quelli per la razionalil72lione e riduzione degli spazi occupati dalle pubbliche amministrazioni, anche a livello regionale e locale. Più volte questi interventi hanno suscitato contestazioni per il profilo del coinvolgimento dei beni culturali e paesaggistici, contestazioni che spesso hanno aumentato le garanzie di tutela. Da ultimo, con la complessa riforma nota sotto il nome di «federalismo demaniale» (decreto legislativo n. 85 del 2010) si è previsto il trasferimento a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni di beni statali individuati con una procedura che coinvolge Stato ed Enti territoriali, beni che possono essere inseriti in processi di alienazione e dismissione; nonostante esclusioni e limiti, possono essere coinvolti in questi processi anche beni di rilevanza non solo paesaggistica ma anche storico-artistica.