Dopo il durissimo braccio di ferro tra Giancarlo Galan e la Regione Lazio («Se passa il Piano casa del Lazio mi dimeno», ha detto il ministro), è arrivato, il 24 ottobre, lo stop del Governo. Il Consiglio dei ministri ha infatti deciso di impugnare il Piano casa della giunta Polverini già contestato duramente da Galan quando fu approvato dalla Regione nell'agosto scorso (cfr. n. 312, set. '11, p. 6). La legge urbanistica andrà dunque al vaglio della Corte costituzionale, anche se solo nelle parti che riguardano le deroghe al Piano paesaggistico, alle zone archeologiche e ai condoni sulle aree vincolate. Fondamentale, nella scelta del Governo, la decisa presa di posizione, oltre che di Galan, del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che ha eccepito una serie consistente di obiezioni al Piano casa. In particolare ha respinto le norme che avrebbero modificato i limiti di edificabilità nelle zone A e B di parchi e riserve, sotto tutela dello Stato, dove il Piano casa avrebbe offerto non solo la possibilità di costruire, ma anche quella di demolire e ricostruire con aumento di cubature. Il Piano casa nazionale, fin dalla sua approvazione, ha suscitato infiammate proteste non solo di Galan, ma anche di politici, ambientalisti, cittadini, giuristi, storici dell'arte e archeologi, non solo del Lazio. Le parti del Piano casa impugnate dal Governo riguardano soprattutto le deroghe concesse al Piano paesaggistico nazionale: troppe quelle «contro» la legge Galasso sulla edificabilità in zone di interesse archeologico e sulle aree sottoposte a vincolo. Il Piano laziale prevedeva, tra l'altro, l'ampliamento della stazione sciistica al Terrminillo con l'abbattimento di 10mila faggi secolari. Sarà quindi la Consulta a decidere sugli articoli contestati. Gli altri sono entrati in vigore il 26 ottobre, ma già molte associazioni ambientaliste hanno deciso di contestare davanti al Tar tutto il Piano casa del Lazio per-chè «grazie a questa legge quartieri storici di Roma, come la Garbatella, Coppedè, Città Giardino, possono mutare il loro profilo», afferma Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Regione. Altro grave problema: il Piano casa approvato ad agosto concede anche la possibilità di un cambio di destinazione d'uso da uffici a residenze. Il tutto in assenza di opere di urbanizzazione primaria e secondaria come strade, servizi e infrastrutture.