Sembra proprio che per aprire una nuova fase a Pompei qualcosa debba crollare. Il 26 ottobre il commissario europeo alle Politiche regionali Johannes Hahn ha annunciato che i fondi promessi dall'Unione europea stanno arrivando: 105 milioni in 4 anni, con interventi programmati dal 2012 al 2015. Questo denaro fa parte dei progetti concordati con la Commissione europea che ha stanziato 1 miliardo per gli «attrattori culturali», in particolare nel Sud Italia. II sottosegretario del Mibac Riccardo Villan, che dal 5 ottobre è delegato dal ministro Galan a seguire le vicende di Pompei, ha annunciato che il «Progetto Pompei» approvato il 10 giugno dal Consiglio superiore dei Beni culturali, è cambiato. Dei 105 milioni europei, 27 erano prima destinati ad altri siti campani (Ercolano, Cuma, Nola, Pozzuoli, Baia, Boscoreale). Questo perché, ha spiegato, l'Europa chiede un rapido impiego dei fondi, con progetti cantierabili subito e una loro distribuzione sul territorio sembrava rispondere meglio all'esigenza.Il Mibac, annuncia ora Villan, ha invece deciso che i 105 milioni saranno tutti per Pompei. Intanto, le piogge del 21 ottobre hanno sbriciolato una parte del muro vicino all'antica Porta Nola: tre metri cubi di pietre franati. Il fatto denuncia ancora una volta che, a un anno dal crollo della SebolaArmaturarum (6 novembre 2010), il degrado della città antica non è stato fermato. Non sono ancora arrivati né i soldi né il personale promesso. «Continua la politica delle promesse di grandi investimenti, di assunzioni, di supercommissioni mentre di concreto non si è fatto nulla, accusa l'Associazione Nazionale degli Archeologi. Soprattutto continua a mancare la manutenzione ordinaria, unica possibile cura per salvare Pompei». Negli scavi i custodi e i tecnici diminuiscono, restano soltanto quattro specialisti: la soprintendente, un archeologo (direttore degli scavi) e due architetti. «Senza risorse e personale, affermala soprintendente, Teresa Elena Cinquantaquattro, Pompei non può essere messa in sicurezza. In questi mesi abbiamo elaborato una carta del rischio e un programma straordinario di interventi come previsto dal decreto legge 34 del 2011. Con i fondi ordinari siamo intervenuti per ridurre il rischio idrogeologico in alcuni settori della città antica. Non potevamo fare di più». Ma il sottosegretario Villari ribatte che nell'area pompeiana, comprese Ercolano, Oplonti, Stabia, Boscoreale, «lavorano 10 architetti, 8 archeologi, 30 amministrativi oltre a circa 400 custodi e Pompei ha 23 milioni di euro all'anno di entrate ordinarie che bastano anche per la manutenzione: e non tutti i soldi vengono spesi. Spetta ai manager amministrare bene le risorse». La soprintendente Cinquantaquattro si difende e dichiara: «Dobbiamo tamponare le emergenze e solo quando, con i fondi europei, avremo messo in sicurezza tutto il sito, potremo avviare la manutenzione ordinaria». Visioni opposte mentre, dopo i recenti cedimenti a Porta Nola, si apre un'altra polemica con la Procura di Torre Annunziata che, come per la Schola Armaturarum, ha aperto un'inchiesta per «crollo colposo». Il procuratore capo Diego Marmo ha definito la soprintendente «non collaborativa», lamentando i ritardi nell'informare il suo ufficio dei fatti avvenuti e di «ostruzionismo verso gli inquirenti». Marmo ha anche affermato che dovrebbe essere il Mibac e non la Magistratura a tutelare i beni culturali. La Procura ha anche sequestrato il «registro delle segnalazioni», sul quale i custodi annotano, giorno per giorno, tutto ciò che accade negli scavi. Un'altra polemica, con dure accuse reciproche, è esplosa tra la soprintendente Cinquantaquattro e il sindaco di Pompei, Claudio D'Alessio sullo stato delle fogne della città. La disputa ha a che fare anche con il problema insoluto degli scarichi del ristorante gestito in concessione dalla società Autogrill (contratto dal 2009) nei locali delle terme al Foro. La Soprintendenza avrebbe dovuto provvedere alla messa a norma di quegli scarichi, al loro allaccio alla fognatura comunale o almeno provvedere a un impianto di depurazione. La Uil Beni Culturali denuncia che la Soprintendenza non ha fatto nulla e quindi, per contratto, a smaltimento e spurgo ha dovuto pensare la Autogrill ma a pagare è la Soprintendenza: 301mila euro nel 2010, circa 400 mila previsti per il 2011. Somme enormi che l'affitto annuale del ristorante (circa 400mila euro) copre a malapena. In via di soluzione l'altro grave problema degli scavi, quello del personale. Venti, tra archeologi e architetti (c'è anche un amministrativo) per la Soprintendenza pompeiana, verranno assunti entro dicembre. Il Governo ha inserito le assunzioni nel disegno di legge sulla «stabilità» di ottobre, con cui il ministro Galan ha ottenuto che al Mibac siano risparmiati nuovi tagli e anche assunzioni straordinarie: 168 laureati (compresi i 20 per Pompei) scelti tra i 500 idonei del concorso Mibac 2008. Eppure il Ministero, denunciano Italia Nostra e la Uil, avrebbe potuto e dovuto agire prima: le assunzioni erano già consentite dal decreto n.34 de1 31 marzo 2011, ma per molti mesi le graduatorie nazionali non sono state decise. II direttore generale delle Antichità del Mibac, Luigi Malnati, ha fatto anche notare che, una volta assunti, quei 20 giovani senza esperienza avranno bisogno di un adeguato periodo di formazione prima di diventare operativi. Senza di loro, la Soprintendenza si dichiara non in grado di gestire e spendere i 105 milioni del «Progetto Pompei». C'è un ulteriore problema: la Soprintendenza locale non ha le forze e la competenza per le complesse pratiche amministrative e la continua «rendicontazione» analitica di progetti e spese dei fondi europei, richiesti dalla Commissione. Come previsto, se ne occuperà, a caro prezzo, Invitalia, struttura tecnica del Ministero dello Sviluppo economico, senza alcuna esperienza in fatto di beni culturali, che «affiancherà» la Soprintendenza. Invitalia dovrebbe ricevere un compenso di ben 6 milioni di euro in 5 anni. Ora tutta l'attenzione è però rivolta all'utilizzo dei soldi europei. Le priorità sono già stabilite, ma verranno specificate nel piano che la Soprintendenza sta ancora preparando. Al primo punto è la messa in sicurezza idrogeologica di tutta la città scavata. Lavori importanti, e in corso da anni e mai conclusi, indispensabili per dare stabilità agli edifici antichi. Con i fondi ordinari si sta anche cominciando a consolidare il terrapieno, alto diversi metri, che circonda gli scavi e copre i 22 ettari di città ancora sepolti. Questa massa di terra si impregna d'acqua a ogni pioggia, preme sulle domus ed è tra le cause dei crolli. Dopo questi lavori di base si potrà passare al restauro degli edifici secondo una strategia globale e un rigoroso piano tecnico-scientifico. II progetto dovrebbe essere accompagnato dal monitoraggio analitico di tutti gli scavi, previsto dal «Progetto Pompei». Costo previsto, 8,2 milioni di euro. Una spesa davvero necessaria? Mesi fa la seconda Università di Napoli ha fatto sapere di avere pronto uno studio simile frutto di tre anni di lavoro della Facoltà di Architettura. II Ministero ha chiesto quei documenti ma non li ha ancora esaminati. La Uil si è da tempo rivolta alla Magistratura perché venga evitato un eventuale doppione con spreco di denaro pubblico. Al di là del nodo centrale della salvezza degli scavi,resta anche il «caso» della città di Pompei contemporanea, attraversata da un flusso enorme e scoordinato di turisti che non trovano un'accoglienza decente: 2,5 milioni per la città antica che si sommano ai 4 milioni del santuario mariano. Prima dell'estate si è mossa l'Unione degli Industriali di Napoli. Ha presentato un mega progetto di sviluppo turistico per creare a Pompei servizi e infrastrutture. Aspramente criticata da Salvatore Settis, Italia Nostra, Associazioni e sindacati, l'iniziativa napoletana è direttamente collegata all'offerta, per ora verbale, di un consorzio di imprese francesi che, con gli industriali napoletani, offrono investimenti per 200 milioni in alberghi, ristoranti, infrastrutture, servizi turistici efficienti. Resta il timore che questo progetto possa favorire una gigantesca speculazione edilizia, una colata di cemento intorno agli scavi. Sono in campo forti interesse e ingenti somme. Su Pompei si concentrano progetti che dovranno essere gestiti con totale chiarezza e trasparenza. Anche perché, ha promesso il commissario Hahn, «il controllo della Commissione europea sarà continuo. Lo scopo del programma di quattro anni 2012-15 , ha ricordato, è risolvere l'emergenza e la messa in sicurezza. Dopo, ha concluso, sarà necessario prevedere ulteriori finanziamenti europei per proseguire un progetto tanto importante». Quella di Pompei è diventata una questione nazionale all'attenzione del mondo. Il ministro Galan annuncia una «inversione di tendenza» del Governo che, dopo anni di abbandono, ora considera «centrale» il ruolo della cultura (parola di Galan). Pompei dovrebbe diventare la vetrina planetaria dei nostri tesori archeologici, carta vincente per il turismo e insieme esempio di corretta tutela. Una volontà politica ancora tutta da dimostrare.