Occorrono 50mila euro per intervenire sul complesso monumentale CARMIGNANO. IL complesso monumentale dell'abbazia di San Giusto, monumento nazionale e gioiello millenario che rischia di cadere a pezzi, si scopre dopo quasi centotrenta anni dello Stato. La ricerca avviata un paio di anni fa presso l'Archivio di Stato e presso la Conservatoria è conclusa e sembra non lasciare dubbi. Manca solo la presa in carico, che nel 1885, quando il vecchio proprietario Tito Cinotti donò l'edificio allo Stato, non fu fatta. Ma fortunatamente c'è ancora tempo: l'usocapione in questo caso non vale. La chiesa sperduta nei boschi del Montalbano, dove in molti negli anni Sessanta si sono sposati, ricovero nel Medioevo per i viandanti che la notte sorprendeva nei boschi infestati da lupi e briganti, non appartiene dunque ai conti Contini Bonacossi, come da più di ottanta anni tutti invece pensavano. Compresi i conti. Una storia quasi paradossale, a raccontarla. Un grande equivoco che si è trascinato per decenni: in buona fede, con il Comune che dieci anni fa aveva chiesto alla famiglia di donargli l'abbazia, in grave stato di degrado, e i conti disposti al massimo ad un comodato per qualche anno o a venderla. Ma la storia, pur assurda, è proprio questa. Della tenuta di Capezzana è la colonica appoggiata sul fianco della chiesa, che è forse quel che resta dell'antico convento. Di Capezzana sono anche i terreni attorno e i boschi fino a Pietramarina. «Ma non la chiesa con le sue tre absidi. Non ci sono dubbi», conferma l'assessore alla cultura del Comune di Carmignano, Fabrizio Buricchi. Quella particella di terreno, giusto il perimetro dell'abbazia con non più di un metro di terra attorno, al catasto risultava del Comune. Di per sé non provava niente e il catasto, si sa, è pieno di errori. A creare disordine c'è stata anche l'alluvione fiorentina del 1966. Ma il dubbio c'era. E da lì è partita un paio di anni fa la ricerca del Comune e della Soprintendenza per i beni architettonici, con l'aiuto anche di alcuni carmignanesi che le sorti della chiesa hanno sempre avuto a cuore e che fin dal 1999 hanno lanciato appelli per salvare quel gioiello romanico, dichiarato venti anni prima monumento nazionale e che stava cadendo a pezzi. Risolto il giallo della proprietà, i problemi per la chiesa comunque rimangono. La Soprintendenza è intervenuta qualche settimana fa per mettere in sicurezza la struttura. «E già questa è una bella notizia», commenta l'assessore Buricchi. L'intervento costerà 50 mila euro, «Ma ora - aggiunge l'assessore - vanno cercati i soldi per il restauro vero e proprio». Il fatto che il bene sia dello Stato (o del Comune) era una condizione essenziale per attingere a finanziamenti pubblici. Ma da solo non basta per aprire i cordoni della borsa. Sono venti anni che l'abbazia, esempio di gotico romano del dodicesimo secolo, una sentinella immersa in un bosco di pini, lecci e cerri sulla vetta del Montalbano, vive una lenta agonia. Sei anni fa per risanare i muri e poi restaurarla sarebbero serviti almeno 600 mila euro. Lo raccontava Filippo Contini Bonacossi, con un progetto in mano già pronto, in cerca di contributi pubblici. Oggi probabilmente ne occorreranno molti di più, ma in molti a Carmignano credono ancora nella rinascita.
Carmignano. San Giusto rischia di cadere a pezzi
Il complesso monumentale dell'abbazia di San Giusto a Carmignano, monumento nazionale e gioiello millenario, rischia di cadere a pezzi. La ricerca avviata dal Comune e dalla Soprintendenza per i beni architettonici ha confermato che l'edificio appartiene al Comune, non ai conti Contini Bonacossi come si pensava da anni. L'intervento per mettere in sicurezza la struttura costerà 50mila euro. Il restauro vero e proprio, che richiederebbe almeno 600mila euro, è ancora da finanziare. La chiesa, esempio di gotico romano del dodicesimo secolo, vive una lenta agonia e i progetti di restauro sono ancora in attesa di finanziamenti pubblici.
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