I graffiti? interriamoli Dopo la denuncia di Repubblica sul degrado in cui versa la grotta dellAddaura, ricca di antiche incisioni, la Soprintendenza di Palermo ricorda che il sito è chiuso dal 2004, dopo unordinanza del Genio civile, che ha messo in evidenza il rischio di caduta massi: «Da allora sono state studiate varie soluzioni di risanamento della parete - prosegue la Soprintendenza - che purtroppo, dati gli elevatissimi costi non è stato ancora possibile realizzare». Allo studio alla possibilità di mettere in sicurezza almeno il tratto antistante la grotta delle incisioni. Così come il Fondo per lambiente italiano, che qualche anno fa aveva chiesto di poter gestire il sito sul modello esemplare della Kolymbetra di Agrigento. Anche per il Fai, nessuna risposta. A parte la vergogna per la maniera in cui il sito si trova abbandonato, il proibizionismo della soprintendenza ha certamente le sue ragioni. Esiste un pericolo di caduta massi, alibi capace di stroncare qualsiasi obiezione. Però il rischio di frane non ha impedito ai free climber di piazzare proprio allimboccatura della grotta una delle loro "vie", con tanto di chiodi e moschettoni fissati alla parete di roccia. Il caso della grotta dellAddaura possiede una sua paradossale esemplarità. Dimostra come dalle migliori intenzioni possano scaturire pessimi risultati. Che è un po il problema generale delle Soprintendenze italiane. Da quando esistono, hanno cercato con rigidezza di preservare il paesaggio e i beni culturali di questo Paese. Ma a giudicare da come nel frattempo si sono ridotti paesaggio e beni culturali, qualcosa devessere andato storto. Prima o poi bisognerà sollevare il problema di come ha funzionato, dal Dopoguerra a oggi, la barricata delle Soprintendenze. Al momento, si può solo credere sulla fiducia al soprintendente, che dichiara di volere riaprire al pubblico la grotta. Ma la riapertura è subordinata allo stanziamento di alcuni milioni di euro. Come dire: campa cavallo. Graffiti come quelli dellAddaura altrove sarebbero considerati fra le maggiori attrattive turistiche cittadine. A Palermo, invece, vengono tenuti in un purgatorio di memoria che magari, a pensarci bene, possiede una sua logica aberrante. Forse la verità è che non siamo degni. Noi siamo quelli che, appena un monumento viene restaurato e riaperto al pubblico, rimediamo subito con qualche teppista che al prezzo di una bomboletta di vernice spray decide di segnare il territorio sovrapponendo il suo schizzetto alla testimonianza della Storia. Quindi, per colpa di qualcuno, non si fa credito culturale a nessuno. La grotta viene non solo chiusa, ma ne vengono anche cancellate le tracce circostanti, in modo da evitare sfregi ulteriori. Forse sarebbe meglio murarla del tutto. Mascherare lingresso e cancellarne le tracce. È quel che fecero gli ebrei nellimminenza della loro cacciata dal regno di Spagna, nel 1492: interrarono le mikwah, i bagni rituali, per evitare che qualche mascalzone potesse profanarle. Alla Giudecca di Siracusa ogni tanto ne viene scoperta qualcuna di cui si era completamente persa la memoria. Allo stesso modo, fra qualche anno nessuno si ricorderà più della grotta dellAddaura. Certo, ci saranno le riproduzioni sui libri. Ma nessuno sarà in grado di localizzarla. La tutela, a quel punto, sarà integrale. Possiamo solo sperare che la grotta venga riscoperta fra qualche secolo, da una civiltà migliore, capace di valorizzare le proprie ricchezze culturali.
Palermo, Addaura. "Grotta nel degrado? Chiusa per le frane"
La grotta dellAddaura a Palermo è stata chiusa dal 2004 a causa di un pericolo di caduta massi. La Soprintendenza di Palermo ha studiato diverse soluzioni di risanamento, ma non è stato possibile realizzare nulla a causa degli elevati costi. Il sito è stato abbandonato e non è stato gestito da alcuna organizzazione. I free climber hanno piazzato una "via" all'imboccatura della grotta con chiodi e moschettoni. La grotta possiede una paradossale esemplarità, dimostrando come le migliori intenzioni possano scaturire pessimi risultati.
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