Dopo l'Ara Paeis dell'architetto americano Richard Meier, anche il Giardino Romano di Carlo Aymonino è destinato a «slittare»: dalla prevista data del Natale di Roma (21 aprile), fissata per la consegna del nuovo spazio museale alla città, si passerà a dopo l'estate, settembre-ottobre. Forse all'anno prossimo, il progetto non è stato «ritoccato», come nel caso di Meier, il finanziamento (5 milioni) viene regolarmente erogato, le autorizzazioni sono a posto, l'appaltatore Gherardi fa la sua parte: cosa ha causato il rinvio della «festa» con cui il Campidoglio si doterà di un altro gioiello architettonico? Non si sa bene se sia stato Berlusconi a smuovere i servizi segreti o se siano stati gli 007 nostrani a convincere il premier ad agire. Quello che è certo è che a fine agosto scorso da Palazzo Chigi è giunto al «responsabile del procedimento» De Carolis, dirigente del xii dipartimento comunale, l'ordine perentorio di bloccare il cantiere, avviato da febbraio. Via tutti, smontare soprattutto la grande gru «a torre» alta 34 metri con un braccio di 36 e del peso di 70 tonnellate. L'uccellaccio d'acciaio avrebbe compromesso l'armonia del prezioso paesaggio monumentale in occasione della firma della Costituzione europea (come era accaduto al G8 di Genova con i panni stesi ai balconi, nel luglio 2001) rappresentando anche un obbiettivo molto sensibile per il terrorismo. Fatta crollare con un attentato, avrebbe potuto compiere una strage dei governanti europei riunitì nelle sale del Campidoglio il 29 ottobre, Il completo blocco del cantiere è durato tre mesi e il 22 novembre si è ricominciato a lavorare, seppure a ranghi ridotti, non essendo ancora stata rimontata la grande gru. Per la verità l'operazione è stata tentata tempo fa, ma la poderosa base in calcestruzzo, poggiata in via del Tempio di Giove sulla nuova pavimentazione allestita proprio per il vertice europeo, ha ceduto di qualche centimetro. Ora che è stata rifatta, il cantiere sembra pronto per andare avanti a tutto vapore: dalla prossima settimana una squadra di una dozzina di operai specializzati formicolerà alla base della gru tornata al suo posto. Tra i responsabili della realizzazione del progetto il blocco-lavori è stato vissuto con molta frustrazione: qualcuno fa notare che piuttosto che rimuovere un gigantesco armamentario di 70 tonnellate sarebbe stato molto più semplice mettere una sentinella armata alla base della gru. Tra l'altro, sarebbe costato meno, visto che tra smontaggio e rimontaggio verranno spesi almeno 10-15 mila euro. Il danno maggiore, comunque, riguarda l'allungamento dei tempi di consegna che i tecnici prevedono per l'autunno mentre Aymonino indica addirittura il 21 aprile del 2006. L'architetto-urbanista, vent'anni fa assessore al Centro storico, fu incaricato nei primi anni Novanta di progettare un nuovo spazio tra Campidoglio e Villa Caf-farelli dove collocare definitivamente l'originale del monumento equestre di Marco Aurelio, in copia da qualche tempo sulla piazza michelangiolesca. Il progetto prevede la creazione di una sala nell'area aperta del Giardino Romano dove insistono nobili resti del Tempio di Giove, il luogo più sacro della romanità distrutto e ricostruito in antico più volte. La copertura, in cristallo a triangoli con struttura in acciaio, darà grande luminosità all'ambiente, che sarà dotato di aria climatizzata.
Nuovo Giardino romano l'apertura slitta per colpa della firma Ue
Il Giardino Romano di Carlo Aymonino è destinato a slittare la sua inaugurazione, prevista per il Natale di Roma, a settembre-ottobre. Il cantiere è stato bloccato per tre mesi a causa di una grande gru a torre alta 34 metri con un braccio di 36 e del peso di 70 tonnellate, considerata un obbiettivo sensibile per il terrorismo. La gru è stata smontata e rimontata, ma il blocco-lavori è stato vissuto con frustrazione dai responsabili del progetto. L'allungamento dei tempi di consegna è previsto, con l'architetto Aymonino che indica addirittura il 21 aprile del 2006.
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