VIABILITÀ-TRASPORTI A Capalbio vip e paesani lanciano un dirompente progetto anti-Tirrenica I proprietari hanno già messo a disposizione 1500 ettari e sono pronti a finanziare strutture e campagne di scavo CAPALBIO. Se il fine giustifica i mezzi, è certo che nei dintorni di Capalbio in queste ore si tessono i fili di una storia che rovescia anche il più comune dei luoghi comuni. Mostrando come a volte i mezzi possono giustificare il fine. Il "fine" in questione è quello di impedire che un'autostrada - un'opera pubblica e dunque almeno in teoria di pubblico interesse - venga costruita in un determinato luogo. «Fatela pure, ma non qui», tuona chi in quel luogo vive o ci ha interessi. Secondo il copione, abituale e non sempre edificante, della "sindrome di Nimby", per la quale tutti invocano fabbriche, centrali nucleari e strade, purché si facciano not in my back yard, non nel giardino di casa mia. Senonché stavolta il giardino ha la "G" maiuscola, quella di Giardino, amena località rurale del Capalbiese ad altissima concentrazione di presenze vip ma soprattutto di tesori archeologici, etruschi e romani, mai valorizzati a dovere dalla mano pubblica. I due fattori - ricchezze presenti e ricchezza del passato - s'incontrano e generano il corto circuito che non t'aspetti: preoccupati dallo spettro d'asfalto, i vivi riscoprono l'immenso patrimonio ereditato dai morti. E decidono di farne un parco, il "Parco archeologico paesaggistico della Valle d'Oro". Così uno scopo non necessariamente nobile, la difesa del proprio spazio privato, perseguito attraverso uno strumento nobilissimo rischia di trasformarsi in una straordinaria opportunità collettiva. A costo zero per la collettività. L'autostrada, ovviamente, è quella che dovrebbe unire Livorno a Civitavecchia, superando i limiti di quella Statale Aurelia che - in particolare fra Grosseto e il Lazio - regala tragedie come pane quotidiano. Nel dicembre 2000 il governo Amato in accordo con la Regione Toscana e tutti gli enti locali diede il via libera all'Anas per ammodernare l'Aurelia nella sua sede attuale, e farne una "autostrada" ma senza caselli e pedaggi. Solo un anno dopo, cambiato governo, quell'accordo era carta straccia. Dal faraonico progetto collinare dell'ex ministro Lunardi, tutto viadotti e gallerie, al tracciato costiero misto partorito nel 2008 da Sat e Regione, nella porta girevole dei "tracciati poi stracciati e ritracciati" in questi ultimi dodici anni Giardino e Valle d'Oro hanno fatto più volte il dentro e fuori. Tant'è che tra il 2001 e il 2002 residenti e proprietari della zona - compresa l'area di Polverosa e San Donato, Orbetello - costituirono l'associazione "Maremma Mare" e diedero alle stampe il libro "Paesaggi d'Etruria", compendio degli studi archeologici condotti nella valle e a Settefinestre dall'equipe del professor Carandini. Ovviamente con lo scopo di fondo di impedire il passaggio dell'autostrada da quelle parti. Maremma Mare, circa 630 soci, promosse anche manifestazioni e cortei. Poi, con l'ipotesi Lunardi prima, e acclarato in seguito che il tracciato Sat non avrebbe comunque toccato Giardino e Valle d'Oro, passando più all'interno, l'associazione ritenne scampato il pericolo, depose le armi e quasi si dimenticò di esistere. Salvo ridestarsi nel 2006 quando un'intesa tra l'allora ministro Matteoli (anche sindaco di Orbetello), la Regione e Sat rilanciò il progetto costiero misto, poi approvato in via preliminare dal Cipe, appunto nel 2008. Quando si parla di autostrada tirrenica, però, i colpi di scena non finiscono mai. Nel 2010 lo Stato (e con lo Stato la Sat) si scopre a corto di soldi e il progetto del 2008 viene ridimensionato. Si torna al punto di partenza, al 2000: si adegua la Statale Aurelia che diventerà, senza deviare mai dalla sede attuale, un'autostrada, ma stavolta a pedaggio. Valle d'Oro sembra fuori pericolo. Invece... Invece l'Aurelia, si sa, passa a ridosso di case, aziende, campeggi. Allargata e munita di "barriere", manderebbe a gambe all'aria decine e decine di attività. Specie nella zona di Orbetello. Per questo soprattutto da Orbetello, col supporto di Regione e Provincia di Grosseto, si alza furiosa la protesta. L'ipotesi 2008 bypassava l'abitato lagunare, il ritorno al passato (ma con un'autostrada) lo taglia al cuore. Nascono i comitati del "no", il sindaco Paffetti chiede ripensamenti. E Sat, alla fine, li concede: «Studieremo un passante da Fonteblanda alla Torba». Una "variantina", insomma, che a quanto sembra passerà proprio da lì, da Valle d'Oro. Il campanello d'allarme trilla e dà il brusco risveglio all'associazione Maremma Mare. C'è da tornare a mobilitarsi. Ma come? In quel magnifico lembo di terra hanno vita o interessi tante persone, le più disparate. Persone che in gran parte neppure si conoscono tra loro e a volte si sono pure "guardate male". Ci sono i pezzi da novanta della politica, della finanza e dell'economia italiana e internazionale che hanno scelto Giardino e Valle d'Oro come buen retiro: Stefania Craxi e il marito Marco Bassetti, patròn di Endemol; la nobile famiglia Gaetani d'Aragona, con l'ultimo discendente - Giovanni - sposato a Ginevra Elkann; Angelo Rizzoli, amministratori delegati di grandi aziende, banchieri internazionali... Ma ci sono anche i capalbiesi doc, come Piero Pasquarelli, nato sul lago di Burano e imprenditore agricolo, presidente di Maremma Mare; e ci sono gli ambientalisti e i cacciatori. Tutti muniti di una buona ragione (ciascuno la sua) per restituire il meritato pregio al "loro" territorio e mettere una pietra sopra (meglio se etrusca o romana) all'ipotesi autostrada in quella valle. La via d'azione ormai è stretta, ma è proprio quando ci si sente all'angolo che si trova la risposta. In questo caso sotto i piedi. Il popolo di Valle d'Oro torna a convincersi che quella terra è speciale. Ricorda che lì, in gran parte nascosto, c'è un tesoro inestimabile e sconosciuto ai più, con lussuose ville, fornaci, aziende agricole d'epoca romana; tombe etrusche, antichissimi muri a secco, castelli medioevali, acquedotti millenari. La lampadina si accende. Invece di spendere energie per ardue azioni di lobbing o inutili manifestazioni di piazza, quelli di Valle d'Oro - tutti, dal milionario all'agricoltore - sposano la causa della valorizzazione. Consapevoli che più questo luogo sarà noto al mondo, più fatica farà l'asfalto a penetrarlo. Partono le riunioni, al circolo Arci del Giardino. Vip e non, gli incontri si fanno sempre più affollati. La consulente archeologica, Maria Grazia Celuzza, direttrice del Museo di Grosseto; e la consulente paesaggistico-urbanistica, l'architetto grossetano Cecilia Luzzetti, raccolgono documenti, fotografano i luoghi, descrivono la ricchezza della Valle d'Oro e ne disegnano le potenzialità di Parco. Per molti è una scoperta. L'entusiasmo cresce, chi ha mette a disposizione. Persino il parroco del Giardino, si dice, non manca di ricordare ai fedeli l'importanza del Parco. Vengono raccolte le adesioni e in poche settimane quaranta proprietari, ma il numero cresce di giorno in giorno, offrono al Parco archeologico di Valle d'Oro i loro terreni: ad oggi oltre 1500 ettari, per altri mille il passaggio è in via di perfezionamento. E non solo. Nella dichiarazione sottoscritta, oltre ad esprimere il «consenso affinché i propri terreni vengano inseriti all'interno del perimetro dell'istituendo Parco», i sottoscrittori s'impegnano anche «a consentire, a cura e a spese dell'Associazione (Maremma Mare, di cui sono tutti soci, ndr.), tutte quelle attività funzionali alla realizzazione del progetto quali esecuzione di sopralluoghi, ricognizioni, campagne di scavo e ricerca, manutenzione e realizzazione di sentieristica pedonale, ciclabile, equestre aperta al pubblico, apposizione di tabelle di delimitazione, cartellonistica illustrativa, realizzazione di punti visita e sosta». Insomma, s'impegnano a far nascere con i soldi propri, o di sponsor privati, una realtà archeologica che potrebbe dare impulso straordinario al turismo. Così un gruppo di "mecenati per caso" spinto dalla paura di ritrovarsi un'autostrada sotto casa potrebbe regalare una gigantesca opportunità al territorio. Una storia quasi da film, che come un film meriterebbe il lieto fine: un'autostrada (meglio, una strada sicura) che non fa danni a nessuno, e un Parco pieno di turisti e studiosi. Quasi troppo bello per crederci davvero. Emilio Guariglia