Quello di «piegare» la tutela dei beni culturali alle necessità della società sta diventando un vizio. E l'assessore Mattei non è diverso dai manager della Laika che hanno preteso (e, quel che è peggio, ottenuto) di «spostare» i resti di una casa etrusca e di una villa romana in altra sede. Sorvolando sul fatto se sia questo il modo giusto di tutelare un bene culturale o meno, Mattei ha candidamente ammesso che «Un soffitto ed un camino (del XIV secolo, ndr) sono comunque testimonianze che potevano essere tutelate spostandole altrove». Siamo d'accordo che beni del genere debbano essere non solo tutelati, ma soprattutto difesi dai moderni Radagaiso che affollano Palazzo Vecchio e che pensano di risolvere tutto con le ruspe. Forse andrebbe spiegato loro che si trovano ad occuparsi di una città con oltre venti secoli di storia alle spalle, che ogni amministratore dovrebbe conoscere prima di cercare di interferirvi. L'oggetto della contesa è una colonica del XIV secolo, messa lì, quasi in mezzo a via di Novoli al numero 95 (nel tratto compreso tra gli incroci con via Lippi e Macia e via Valdinievole), una delle principali arterie di uscita da Firenze verso ovest, l'aeroporto, la Firenze-Mare. Per settecento anni - o giù di lì - non ha disturbato nessuno, anzi, era una delle prime costruzioni - che preludevano alla città di Firenze - la quale si parava innanzi ai viaggiatori che, provenienti dalla strada che collegava la città del fiore a Prato, Pistoia, Lucca, facevano una sosta alla vicina Torre degli Agli prima di entrare in città, soprattutto per ripulirsi dalla polvere alzata dai cavalli che trainavano i cocchi. Da cui il nome odierno della strada, via di Novoli, correzione volgare di «nuvoli» (di polvere chiaramente). E non a caso, la pieve che si incontra più avanti, si chiama San Donato in Polverosa. Oggi invece quella colonica «rompe le scatole» perché la sua presenza costringerà il Comune a vietare il traffico veicolare privato perché la sede stradale a mala pena riuscirà a ospitare i binari della linea 2 della tramvia. La colonica non può essere abbattuta perché al suo interno si trovano degli affreschi e un camino che hanno valso il vincolo della soprintendenza ai beni architettonici. Quindi la colonica non si tocca e se proprio Sirio le passerà vicino, non sarà più così per moto, auto, camion e bus che andranno necessariamente deviati sul viale Guidoni (all'altezza di via della Torre degli Agli) o su via Baracca (all'altezza di via Baracchini o via Orazio Vecchi) sempre che torni a essere a doppio senso di circolazione. Per chiarire il senso della vicenda, infine, sarebbe necessario un netto pronunciamento della soprintendente Cristina Acidini, che per i beni storico-artisti della città di Firenze (categoria in cui rientrano gli affreschi del civico 95 di via di Novoli) è responsabile della tutela. Se fosse necessario, chiediamo sia lei a spiegare a Mattei come stanno le cose, perché se è vero che Firenze non è delle soprintendenze, è innegabile che non è nemmeno dei Radagaiso del terzo millennio. Anzi.
Anche la cultura è un bene primario
L'assessore Mattei ha ammesso che la colonica del XIV secolo in via di Novoli potrebbe essere spostata per tutelare il bene culturale. La colonica è stata messa lì per settecento anni senza disturbare nessuno, ma ora è stata oggetto di contesa tra il Comune e la Laika. La colonica contiene affreschi e un camino che hanno valso il vincolo della soprintendenza ai beni architettonici. Il Comune vuole vietare il traffico veicolare privato per permettere la costruzione di binari per la linea 2 della tramvia. L'assessore Mattei ha ammesso che la colonica potrebbe essere spostata, ma non ha spiegato come stanno le cose.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo