Canfora e Settis tra veleni e un fiume di pubblicazioni. E il mondo sta a guardare Un papiro del I secolo a.C., contenente un frammento del geografo greco Artemidoro e la più antica carta geografica conosciuta, diventato il campionario di una bottega di decoratori, diventato un quaderno di brutta perle esercitazioni di giovani apprendisti pittori, diventato (come papier-maché) la maschera funeraria di una mummia, infine recuperato e tornato a essere ciò che era, nei primi anni del terzo millennio. Una storia così bella che sembrava inventata. E infatti era inventata. Su questo, almeno, non ci sono più dubbi. Su tutto il resto si può (forse) ancora discutere. Forse il giallo del papiro di Artemidoro si concluderà oggi a Torino, dove è in gran parte ambientato. Forse rimarrà un caso insoluto, perché manca un elemento risolutivo: la confessione. Certo è un giallo erudito e filologico che ha diviso gli studiosi e appassionato perfino il grande pubblico, con qualche sconfinamento nel giallo vero e proprio. L'acquisto: 2,75 milioni. La prima scena ci riporta all'ottobre 2004, quando la Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo annuncia l'acquisto (per la cifra record, in un primo momento tenuta nascosta, di 2,75 milioni di euro) del preziosissimo, unico documento, con l'intenzione di darlo in comodato gratuito alla neonata Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino. Garanti scientifici dell'operazione, sollecitata dallo stesso ministro dei Beni culturali dell'epoca, Giuliano Urbani, l'allora direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis, nome tra i più illustri nell'ambito dell'arte e dell'archeologia classica, e il papirologo milanese Claudio Gallazzi. Grande attesa per la prima ostensione. Che avviene un anno e mezzo dopo, in coincidenza con le Olimpiadi invernali di Torino. Febbraio 2006: la mostra Seconda scena, febbraio 2006. La mostra sul papiro di Artemidoro, sostenuta da un intenso battage pubblicitario, è aperta da qualche giorno a Torino nel Palazzo Bricherasio (allora in piena attività), è già stata visitata anche dal Presidente della Repubblica Ciampi, quando entra il scena il Grande Guastatore: Luciano Canfora, agguerritissimo grecista, acribico Lone Ranger di torti filologici recenti e remoti. Osserva il papiro, qualcosa non gli quadra. Ne trascrive il testo greco, lo traduce. Per una serie di considerazioni testuali e contestuali decreta è un falso. Flashback: qualche mese prima Tullio Gregory ha affidato a Canfora la compilazione della voce «Papiro» per un supplemento della Grande Treccani. Non l'avesse mai fatto... Scoppia la bomba. La bomba deflagra sette mesi dopo, nel settembre 2006 (scena terza). Un articolo di Canfora, la replica di Settis, la controreplica, la contro-controreplica. I giornali italiani e stranieri si interessano della vicenda, gli studiosi di tutto il mondo assistono sgomenti e divertiti allo spettacolo dei due maggiori antichisti italiani che se le danno di santa ragione, senza risparmio di veleni. Comincia una guerra di posizione fatta di articoli su riviste, convegni, libri su libri, una produttività prodigiosa. Intanto la direttrice del Museo Egizio, Eleni Vassilika, a esporre il papiro non ci pensa proprio: il commerciante amburghese di origine egizio-armena che l'ha venduto, Serop Simonian (e il falsario ottocentesco si chiamava Simonidis: potenza attrattiva dei nomi...), già qualche anno prima le aveva tirato un bidone, quando lei dirigeva un museo di Hildesheim, in Germania, piazzandole alcuni pezzi abbondantemente falsificati. Si viene anche a sapere che un fratello di Simonian è stato ucciso negli Stati Uniti, in una oscura vicenda di traffico di antichità. Il giallo si ingrossa. La beffa di Berlino. E si giunge alla grande rivincita degli «autenticisti». Scena quarta, marzo 2008: all'Altesmuseum di Berlino si inaugura la mostra che dovrebbe consacrare il papiro sulla scena internazionale, a contorno della presentazione in pompa magna dell'edizione critica, un maxi-cofanetto da una ventina di chili e 480 euro di prezzo. Ma il mattino stesso della presentazione il Guastatore si rifà vivo via email, facendo trovare nella posta elettronica dei partecipanti un libello bilingue, italiano-tedesco, scritto con il fido Luciano Bossina, dal titolo Ma come fa a essere un papiro di Artemidoro? Una sorta di beffa di Buccari. Preceduta di pochi mesi da un altro colpaccio: l'edizione critica «pirata», condotta sulle foto del catalogo della mostra torinese, che anticipa quella ufficiale. Arriva la Scientifica. Nei mesi (e nelle scene) successivi Canfora arruola esperti vari, entra nella storia anche un dirigente della Polizia Scientifica, Silvio Bozzi, un geniaccio nel suo campo, che dimostra con prove inoppugnabili come l'unica immagine del famoso «Konvolut» - l'ammasso papiraceo da cui sarebbe stato tratto il documento (pseudo-artemidoreo -, addotta come prova di veridicità, è in realtà un fotomontaggio. Il che ancora non dimostra definitivamente la falsità del papiro, però... La Compagnia di S. Paolo si defila. Il fronte pro-Artemidoro non rinuncia alle sue posizioni, parla di «un documento problematicissimo ma autentico». Intanto però la Compagnia di San Paolo si disimpegna vieppiù vistosamente dal papiro («Non voglio più sentirne parlare», pare abbia detto ai suoi collaboratori il nuovo - dal giugno 2008 - presidente Angelo Benessia) e anzi se ne serve come di una leva per far saltare il presidente della Fondazione per l'Arte, Carlo Callieri, e liquidare la Fondazione stessa, riassorbendone le funzioni. E della sorte del papiro di Artemidoro si parla sempre meno. All'inizio del 2010 si ventila la possibilità di sistemarlo in una teca climatizzata nell'Orangerie del Museo di Antichità di Torino, per esibirlo nel Centocinquantenario dell'Unità d'Italia. Ma il 2011 è quasi spirato, senza che nulla accadesse. Il costosissimo documento giace malinconicamente nel Centro di restauro di Venaria, da dove non si è più mosso. Ed è un peccato, perché (almeno) come testimone di una battaglia filologica memorabile - e ricca anche di ricadute positive per gli studi del settore - meriterebbe un posto da qualche parte.
Artemidoro. Un giallo (non solo) filologico smascherato dal Grande Guastatore
Il papiro di Artemidoro, un documento geografico del I secolo a.C. con il testo più antico conosciuto, è stato oggetto di un giallo erudito e filologico. Nel 2004, la Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo ha acquistato il papiro per 2,75 milioni di euro, con l'intenzione di darlo in comodato gratuito alla Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino. Tuttavia, nel 2006, il grecista Luciano Canfora ha scoperto che il papiro è un falso, e ha iniziato una guerra di posizione con il papirologo Salvatore Settis.
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