Thrilling Vasari: la, lunga notte dell'erede Leonardo Festari incatenato fino all'alba, ora si aspetta la decisione sul sequestro Forse domani il Pm decide sul sequestro. Il giallo delle foto in vendita su Internet Rabbia eredi, la Soprintendenza: non c'entriamo Diana Toccafondi: «Qualcuno ha abusato del diritto di accesso per studio già presentata denuncia» Lui racconta che ha affrontato la notte fuori di Casa Vasari con lo stesso spirito con cui lo faceva da militare. E allora diciamo che Leonardo Festari, il fratello delegato dalla famiglia a portare la protesta degli eredi incatenati fino in fondo, ha smontato la guardia soltanto alle sette di mattina, quando già il pallido sole di un sabato novembrino era alto in cielo. «Ho aspettato che aprisse il primo bar della zona, ho fatto colazione e poi me ne sono andato». Non finisce lì, ovviamente, perchè adesso i proprietari dell'Archivio (ben strani padroni, che non riescono neppure a vedere le loro carte) aspettano l'esito della loro denuncia e della loro richiesta di sequestro di un tesoro documentario senza pari. Sarebbe l'ultimo colpo di scena di una telenovela che è più patetica di una soap opera brasiliana e più intricata di un romanzo d'appendice alla Carolina Invernizio. La decisione del Pm di turno Alessandra Falcone è attesa per i prossimi giorni, forse già per domani. Arriverà una svolta o sarà l'ultima battuta a vuoto di una storia in cui i Festari e lo Stato si contrappongono frontalmente senza che l'uni o l'altro riescano a segnare un punto definitivo? Dal suo punto di vista, Leonardo, come i fratelli Francesco, Tommaso e Antonio, non esita nel definire «inaudito» quello che è successo venerdì a Casa Vasari. «La sovrintendente Diana Toccafondi e i suoi collaboratori hanno commesso una serie di reati, ne risponderanno. La mia notte all'addiaccio vuole simboleggiare la nostra protesta contro tale comportamento». GIÀ, MA COME sono andate le lunghe ore di buio fino all'alba, fuori dal portone di via XX Settembre? «Per me - risponde il protagonista - non è stato un gran disagio. Ci sono abituato fin da quando facevo servizio nella Vam dell'aeronautica militare a Poggio Ballone e lassù in collina c'era lo stesso freddino di ieri notte. Mi ha sorpreso piuttosto la reazione calorosa di tanti aretini che passavano lungo la strada, anche coppie di fidanzati. Tutti mi chiedevano cosa facessi, molti conoscevano già la storia, chi sta nei dintorni mi ha offerto assistenza, anche se le coperte me le aveva portate un amico che mi ha fatto compagnia». E da Casa Vasari? «Da lì neppure un cenno. Per tutta la notte non si è affacciato nessuno. Forse avevano paura che tentassi di rientrare dentro». Ecco. Dentro il palazzo del grande Giorgio. Lì i fratelli dovrebbero tornare martedì, stavolta anche col consenso della sovrintendente Toccafondi a far vedere loro l'archivio cui non possono accedere da agosto, sia pure alla presenza dei carabinieri. «Condizioni umilianti - dice Tommaso - i proprietari siamo noi e ci costringono a mendicare l'ingresso come fossimo accattoni. Quando poi qualcuno fa commercio delle foto dei nostri documenti senza avvertirci e senza darci una lira per lo sfruttamento d'immagine». Si riferisce l'erede Festari alla vendita di alcune foto dell'archivio che avviene ormai da mesi su qualche sito specializzato. L'accesso è facile, il prezzo per i diritti non commerciali va dai 125 dollari per sei mesi ai 225 per tre anni. «Ma - aggiunge Tommaso - si arriva fino a 5 mila dollari a immagine. La sovrintendenza ci deve spiegare come hanno fatto a uscire queste riproduzioni dall'archivio chiuso dentro un armadio. In una c'è persino il custode in bella posa». Tanto è vero che questo caso è uno dei punti cardine nella richiesta di sequestro penale. «Non c'entriamo niente - ribatte la sovrintendente - evidentemente qualcuno ha fatto un uso improprio dell'autorizzazione a consultare i documenti per motivi di studio. Siamo stati noi i primi a fare denuncia alla procura, un anno fa». «Anche a noi ha detto la stessa cosa - spiega l'avvocato Cosulich - ho chiesto che ci fornissero copia della querela, ma non ho mai visto niente». Il clima insomma è sempre più velenoso, con causa possessorie che si trascinano dalle aule giudiziarie di Arezzo a quelle di Firenze. Cosulich non esita a parlare di «abuso dello stato che lede il diritto di proprietà degli eredi». Diana Toccafondi, gelida, accusa gli eredi di fare scene patetiche. «Vorrei vedere, con ragazzi che sanno di essere padroni di un patrimonio inestimabile e non possono neppure avvicinarsi», è la replica dell'avvocato. IN EFFETTI, la situazione è paradossale. Al prezzo che propone lo Stato (2 milioni e mezzo) i Festari non hanno interesse a vendere perchè ci coprirebbero al massimo debiti e spese. Di altri prezzi la mano pubblica non vuol discutere, mentre i privati fanno come il magnate russo Stepanov: offrono magari 150 milioni ma poi dinanzi all'intrigo giudiziario si tirano indietro. Ci sono ancora trattative in corso in America, ma niente di davvero definito. E intanto gli eredi hanno quasi l'acqua alla gola dal punto di vista finanziario. E' in pericolo persino la villa di famiglia a Chianni, provincia di Pisa. Basta la rabbia dei fratelli a rimettere in moto un affaire impantanato nel fango?
La Nazione
13 Novembre 2011
Arezzo. Suspense Archivio, uno dei Festari incatenato tutta la notte
SA
Salvatore Mannino
La Nazione
Leonardo Festari, fratello delegato della famiglia Festari, ha trascorso la notte fuori dalla Casa Vasari, l'archivio familiare, per protestare contro la sovrintendente Diana Toccafondi e i suoi collaboratori, che hanno commesso reati, secondo lui. La notte è stata tranquilla, con alcuni passanti che gli hanno offerto assistenza. I fratelli Festari chiedono il sequestro del tesoro documentario e la restituzione dei diritti di accesso. La sovrintendente Toccafondi accusa gli eredi di fare scene patetiche e di non avere interesse a vendere l'archivio.
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