Dopo la clamorosa protesta di venerdì la denuncia dei quattro fratelli è finita in Procura I Festari torneranno in via XX settembre: "Vogliamo vedere le Carte" Lunedì sarà spedita la lettera alla Soprintendenza che preannuncia l'ennesima "visita" AREZZO - Un blitz tira l'altro. I fratelli Festari, con in mano le sentenze dei tribunali che attestano i loro diritti di proprietà, si preparano ad una nuova incursione in via XX settembre. Obiettivo: l'Archivio Vasari. "E' il nostro, ci appartiene e lo vogliamo vedere, per controllare lo stato di conservazione delle preziose Carte": i quattro fratelli, dopo la clamorosa protesta di venerdì - uno di loro, Leonardo si è incatenato e ha trascorso la notte sulla scalinata di Casa Vasari - sono ben decisi a continuare la loro battaglia. E martedì si ripresenteranno davanti a quel portone che si affaccia su via XX settembre per "reclamare quello che è un nostro diritto". Intanto la denuncia che hanno presentato ai carabinieri è stata trasmessa ieri in Procura, lo strascico giudiziario di una giornata convulsa, durante la quale non sono mancati momenti di tensione. Una mattinata, quella di venerdì, che ha visto la Soprintendenza, attraverso il custode Antonio Agnello, ribadire il proprio no alle richieste dei Festari. A ben poco sono servite le copie delle sentenze mostrate anche ai carabinieri chiamati proprio dai quattro fratelli Festari. Niente da fare: "l'Archivio resta in cassaforte" è stata la risposta. Via alla denuncia: il reato ipotizzabile è quello di abuso di ufficio. La palla, per usare un termine calcistico, passa adesso alla Procura. Nell'attesa i Festari - accompagnati dai loro legali, l'avvocato aretino Guido Cosulich e il pisano Luca Poldaretti - a starsene fermi e con le mani in mano non ci pensano proprio. E martedì torneranno alla carica. Prima, però, in via XX settembre arriverà la lettera con la quale si annuncia la loro volontà di visionare l'Archivio "del quale siamo i legittimi proprietari", ci tengono a ribadire. Saranno rispettati tutti i passaggi di legge, ma la sostanza, rispetto a quanto avvenuto venerdì scorso, non cambia. I Festari torneranno ad Arezzo per chiedere di visionare i 31 faldoni. "Sono decisi a proseguire su questa strada - spiega l'avvocato Cosulich - Forti delle sentenze dei tribunali che riconoscono il loro diritto di proprietà che, purtroppo, al momento non viene rispettato nonostante le ultime decisioni adottate dai giudici". Intanto da Firenze, per la precisione dal Consiglio regionale, è stato lanciato un appello da parte del vicepresidente Giuliano Fedeli: "Faccio appello ai conti Festari affinché nell'eventualità di una cessione dell'Archivio a qualche soggetto privato venga in ogni caso salvaguardato l'uso pubblico del fondo in quanto esso è da considerarsi moralmente patrimonio della collettività toscana". "Il mio auspicio - ha continuato Fedeli - è che la famiglia Festari possa trovare un accordo con il Ministro dei Beni culturali per rendere pubblica la proprietà dell'Archivio che dovrebbe in ogni caso rimanere ad Arezzo. Il Ministero, che a suo tempo si disse pronto ad acquistare il fondo con oneri parametrati al reale valore del bene, a questo punto dovrebbe fare la sua parte. I Festari, al contempo, devono capire che quel fondo appartiene alla tradizione artistica e culturale italiana e che cederlo, in particolare all'estero, vorrebbe dire svendere un passato che è di tutti. Se proprio non si dovesse trovare un accordo economico per una cessione a prezzo non speculativo del fondo allo Stato - conclude il vicepresidente del Consiglio regionale - i Festari dovrebbero favorire la stipula di convenzioni per favorire l'utilizzo pubblico dell'Archivio Vasari". La protesta di Leonardo Festari Una notte incatenato davanti alla Casa: "Le Carte ci appartengono" AREZZO - Leonardo Festari è rimasto su quelle scale, davanti al portone di Casa Vasari, fino alle 8 del mattino di ieri. Poi, stremato dalla stanchezza e, soprattutto, dal freddo pungente della notte, si è fatto venire a prendere dai suoi fratelli per far ritorno nella loro casa di Chianni, in provincia di Pisa. La clamorosa protesta si è conclusa dopo ventiquattr'ore, tra denunce, cartelli e minacce di incatenarsi: tutto per poter vedere il "proprio" Archivio, quel tesoro di inestimabile valore rappresentato dalle carte autografe del grande genio aretino. Una protesta singolare, quella attuata da Leonardo, "aiutato" per alcune ore anche dagli altri tre fratelli che sono rimasti insieme a lui davanti al portone sbarrato. Poi la decisione di continuare, da solo, fino al mattino. Martedì i quattro fratelli Festari torneranno in via XX settembre, ripetendo la stessa richiesta che hanno rivolto venerdì al custode di Casa Vasari: "Vogliamo vedere l'Archivio, ci appartiene".