«Il mio compito sarà tremendo in un momento molto difficile», ha detto Fabrizio Vona alla prima uscita ufficiale alla guida del Polo museale. «La prima cosa che farò sarà guardare i conti». E sottolinea che la quasi totalità delle perdite di visitatori di musei in Italia è in Campania, annunciando l'intenzione di puntare soprattutto su Capodimonte e di rilanciare l'arte medievale. C'era uno strano clima ieri mattina, sotto i raggi del sole novembrino che inondavano il verde di Villa Pignatelli. Arrivi e partenze. Un sottosegretario, Riccardo Villari, alla sua ultima uscita pubblica da rappresentante del governo, e un sovrintendente, Fabrizio Vona, al suo primo incontro con la città dove terrà le redini del Polo Museale. Era la presentazione ufficiale, ma l'ufficialità, sbrigati i complimenti di rito («Napoli è tra le città d'arte più belle del mondo»), ha lasciato spazio, per dirla con un collaudato binomio, al capitolo «problemi e prospettive», che recentemente a Napoli non hanno più un equilibrio, un bilanciamento. Diciamo che siamo in picchiata e nessuno potrà accusarci di allarmismo. A Vona, fresco arrivato dalla sovrintendenza di Bari, tocca il mandato di avviare una nuova stagione, che vada oltre gli orrori della monnezza (in primis) che hanno fatto segnare cali ai limiti del default nelle presenze turistiche nei luoghi d'arte campane. E lui lo confessa subito: «Il mio compito sarà molto tremendo in un momento molto difficile». Da martedì mattina, annuncia, sarà al tavolo di lavoro a Sant'Elmo: «La prima cosa che farò sarà guardare i conti». Numeri, cifre, altro che affreschi e tele. Ormai sono tutti ossessionati. E lo spettro dell'arrivo di manager, come il convitato di pietra, uscito dal sepolcro. Dal 2008, anno orribile, si è sempre tentata la. risalita. Ma i numeri stentano. Anche perché, come ricorda Gregorio Angelini, direttore regionale dei i beni architettonici e paesaggistici, «manca una politica culturale della Regione». «Stiamo vivendo» aggiunge «un periodo di congelamento. E non è solo una questione di risorse, ma anche di scelte che non vengono fatte». E se si stuzzica, il direttore generale, Antonia Pasqua Recchia, sul dialogo balbettante con le istituzioni, si rievocano gli eterni buchi neri e si sfoglia il disatteso libro dei sogni. «Bisogna che tutte le istituzioni interagiscono» spiega la Recchia «altrimenti non c'è il rilancio della città». Alleanze, progettualità e, naturalmente, risorse. Serve una ripartenza che altrove c'è stata, perché, come ripete Villari, «la centralità del Polo Museale non può essere solo una questione amministrativa». Napoli deve combattere contro una ormai consolidata percezione negativa. Il contesto, sottolinea la Recchia, non è neutro. La quasi totalità delle perdite di visitatori di musei in Italia è in Campania. Siamo una maglia nera, alla faccia del passato di capitale. Più rabbia che orgoglio. Ma Vona, pur ammettendo che deve ancora studiare, le sue idee le mette in campo. «Credo che bisogna rilanciare l'artecard che non è mai stata sufficientemente pubblicizzata» dice. «E bisogna trovare il modo per attrarre chi va a visitare Pompei, occorre spiegare che a Napoli ci sono luoghi d'arte imperdibili. Immaginate se solo il dieci per cento di coloro che entrano negli Scavi venisse pure a Napoli». Sembra di riascoltare, come per una riascoltare, come per una tormentosa legge del contrappasso, i discorsi di oltre vent'anni fa, quando Napoli era snobbata da tour operator e da turisti fai-da-te che manco sapevano che dietro al Molo Beverello, dal quale partivano per Ischia e Capri, c'era una città chiamata Napoli. Si farà il Forum delle Culture e Vona annuncia che sarà un'occasione che vedrà in campo sicuramente anche il Polo Museale. E un cono di luce che deve essere intercettato. Per il resto c'è solo da scegliere. E il neo-sovrintendente non lascerà nel cassetto i suoi studi medievali: «A Napoli bisognerà ragionare anche sull'arte dei secoli bui, sull'età angioina e sul Quattrocento. Si può fare molto. Come anche sull'arte contemporanea, un'altra mia grande passione». Vuoi vedere che saranno proprio i secoli bui a salvarci dagli anni bui.