La manutenzione del bosco costa un milione di euro all'anno. «Possiamo recuperarne la metà» L'ha buttata là, tra un'ipotesi e l'altra, tra un calcolo e l'altro. Suggerisce il sottosegretario Riccardo Villari: «Non sarebbe una cattiva idea mettere un biglietto d'ingresso al parco di Capodimonte». Urca. E facendo un po' di conti, aiutati dal direttore regionale per i beni architettonici e paesaggistici, Gregorio Angelini, la gestione e la manutenzione del parco, che attualmente viene «usufruito» gratuitamente, costa circa un milione di euro all'anno. E, secondo i numeri dei rivelatori di entrata e uscita, ci sono circa tre milioni di passaggi all'anno. Che fanno un milione e mezzo di entrate, perché, ovviamente (o almeno si spera), tutti escono. Tolto, a buon peso, un altro mezzo milione di visite annuali da parte di dipendenti e affini, resta un milione buono di frequentatori del bosco a cui far staccare un biglietto. «Incasseremmo 500mila euro» chiude il ragionamento Villari «che è la metà dei costi di manutenzione del parco». «Bisognerebbe anche convincere tutta questa gente» incalza, ingolosito, il neo-sovrintendente al Polo Museale, Fabrizio Vona «che al parco ci arriva, quindi la scarsità di visitatori non è solo questione di trasporti, a entrare nel museo che registra appena 120mila presenze». Secondo altre stime a circolare nelle sale dell'edificio borbonico sarebbero anche di meno (e appena il 60 per cento paga). Ma pure così non si arriva a 350 persone al giorno, in una Pinacoteca che non ha niente da invidiare ad altre nel mondo, basterebbe la Collezione Farnese che si pregia, per fare solo due nomi, di opere di Tiziano e Raffaello. A Villa Pignatelli va pure peggio. Nel 2010 vi sono entrate circa 16.500 persone: meno d. 50 al giorno. Neanche in un bar in periferia. Ma è Capodimonte il core business del Polo Museale. Pinacoteca e parco (che solo in piccola parte è di competenza del Polo, ma per tutto il resto se ne occupa la sovrintendenza peri beni architettonici, quella diretta da Stefano Gizzi) insieme per una sinergia mai incentivata. Anche perché a Napoli i giardini storici (Capodimonte, la Floridiana, per dire) sono considerati parchi pubblici, per la cronica mancanza di verde cittadino. «Basterebbe» suggerisce Angelini «creare all'interno del parco delle opportunità per il tempo libero». Slow food per esempio, ma anche strutture e sicurezza per vi pratica sport. Roba che nel resto dell'Europa è collaudata amministrazione. Forse in quel caso varrebbe la pena mettere mano alla tasca e sborsare un po' di centesimi. L'ipotesi di Capodimonte a pagamento, per ora, con la penuria di spazi pubblici, può restare solo una provocazione.