Balletto di cifre tra sindacati e funzionari: in cassa ci sono 40 o 60 milioni e non si riesce a investirli Intervista. Dalla senatrice Sos al ministro: si faccia chiarezza sui tondi disponibili per lavori immediati Senatrice De Feo, perché un'interrogazione parlamentare ad un ministro ormai prossimo alla data di scadenza? «L'interrogazione è di giovedì, il mio interesse è che chiunque sia il successore di Galan resti sempre alta l'attenzione del Ministero dei beni culturali su Pompei». Cosa la preoccupa? «Come si spendono, o non si spendono, i soldi. Vista la storica propensione a mantenere denaro non impiegato. Secondo la Corte dei Conti nel 2008la Soprintendenza di Pompei ha restituito al bilancio dello stato 231 milioni di euro non spesi. Per ogni azione - spiegò all'epoca Guzzo - erano necessari ben 11 adempimenti e le complicazioni non erano finite una volta che una gara era stata appaltata. Praticamente un ente paralizzato». Infatti nel 2008 il ministro Bondi decise il commissariamento e con la gestione straordinaria i soldi furono spesi... «Adesso vorrei sapere come la Soprintendenza intende spendere i soldi che ha in cassa. Intanto vorrei sapere quanti sono: la Uil parla di 60 milioni, a me ne risultano 54, la Soprintendente, invece, di 40 e sostiene siano tutti già impegnati in contratti. Io chiedo al ministero di conoscere a quali opere sono destinati questi fondi e secondo quali progetti si intende spenderli». Lei accusa anche il ministero di aver escluso «con atto discriminatorio» le due università napoletane dallo studio sul regime delle acque commissionato agli atenei di Milano e Genova... «Intanto vorrei sapere se quello studio, commissionato due anni fa, si è concluso o se e quando terminerà. Poi, certo, vorrei conoscere le ragioni che hanno indotto il ministero ad ignorare le competenze tecniche delle università napoletane: chi meglio dei docenti e ricercatori partenopei può conoscere e studiare un terreno vulcanico così caratteristico come quello di Pompei? Non certo gli studiosi di Milano e Genova». La preoccupa anche l'arrivo da Bruxelles dei 105 milioni di euro? «Questi 105 milioni, per essere spesi hanno bisogno di un impegno forte della Soprintendenza che una sola persona che deve gestire il patrimonio archeologico di Napoli e quello immenso degli Scavi di Pompei e degli altri siti vesuviani non è in grado di assicurare. È un carico di lavoro enorme, io resto convinta che Pompei debba tornare ad essere autonoma».
Pompei. De Feo: Accelerare progetti e spese ma sui finanziamenti regna il caos
La Soprintendenza di Pompei ha in cassa 40 o 60 milioni di euro, ma non si riesce a investirli. La senatrice De Feo chiede spiegazioni al ministro dei beni culturali sui soldi disponibili per lavori immediati. Secondo la Corte dei Conti, la Soprintendenza è stata paralizzata per la mancanza di denaro non impiegato. Il ministro Bondi ha deciso il commissariamento e la gestione straordinaria per spendere i soldi. La Soprintendente sostiene che i soldi sono già impegnati in contratti, ma la senatrice De Feo chiede di conoscere a quali opere sono destinati i fondi e quando si intende spenderli.
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